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La centrali geotermiche dell'Enel mettono a serio rischio il Monte Amiata
13 Maggio 2014

La geotermia mette a serio rischio il Monte Amiata

centrali geotermiche Monte Amiata

Le centrali geotermiche dell’Enel stanno mettendo a serio rischio il Monte Amiata, sia per quanto riguarda la salute dei suoi abitanti che per l’ambiente.

Terra sacra agli Etruschi e ai Romani, il Monte Amiata è un colosso alto 1738 metri di un verde imperante e scenari paradisiaci. Il colore dei faggi e l’impeto dei cinghiali non possono lasciare indifferente il forestiero in visita. E’ un cristallo gravido di acque potabili e termali, ma col fuoco nelle viscere, che furono vulcaniche. A primo acchito nessuno potrebbe sospettare che dietro queste amenità, è in atto una logorante disputa ambientale.

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Stando a quanto dichiarato dagli attivisti della zona, le centrali geotermiche dell’ENEL stanno genuflettendo la popolazione e manomettendo l’ecosistema irreversibilmente. Infatti, i dati ufficiali parlano chiaro: se a Taranto l’Ilva provoca un tasso di mortalità superiore all’11%, sull’Amiata, il fenomeno geotermico determina un superamento dei numeri disastrosi che si registrano in terra pugliese: più 13 %! La Regione Toscana ha commissionato alla fondazione “Gabriele Monasterio” e al Cnr di Pisa uno studio epidemiologico per verificare i danni alla salute arrecati alla popolazione che risiede nei comuni sede degli impianti geotermici. Come scritto poc’anzi, il rapporto ha fornito esiti più che allarmanti, anche se le istituzioni hanno inspiegabilmente definito il quadro “rassicurante”. Perchè?

Uno studio dell’ARPAT ha precisato che in un anno le centrali rilasciano nell’atmosfera circa 2700 tonnellate di acido solforico, 28,97 chili di arsenico, 2460 tonnellate di ammonio, 889 chili di mercurio, 11,01 tonnellate di acido borico e 655.248 tonnellate di anidride carbonica. Il tutto si traduce in una sola parola: morte.

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Ecco la lista completa dei danni ambientali riportata dai colleghi di Coscienzeinrete:

• aumento del tasso di malattie e di morti fino al 13% nelle popolazioni locali;

• abbassamento (fino a 250 metri) ed avvelenamento della importantissime falde idriche potabili, che forniscono acqua a tutte le provincie limitrofe,

• immissione nell’aria di impressionanti quantità di veleni

• presenza di orribili impianti velenosi in meravigliose aree naturali protette

• attacco squilibrante al sottosuolo di una zona al alta sismicità.

Ma per le istituzioni il quadro è rassicurante.

Giovanni Ibello

Napoletano di 25 anni, giornalista pubblicista da due, e tesista in Diritto Ecclesiastico alla Federico II di Napoli. Ha sempre lavorato come cronista in veste di inviato, redattore ed editorialista in materia di sport, ambiente, arte e letteratura. Leggere è la sua passione più grande, scrivere invece è un bisogno primario volto a saziare le sue necessità di ricerca, in bilico tra l’armonia e la vacuità dell’esistere. Alcuni dei suoi scritti sono stati pubblicati su diverse riviste letterarie come LPELS (la poesia e lo spirito) e Larecherche, che – nella fattispecie - ha selezionato un suo racconto per l’e-book “Rivista, i migliori contributi dal 2007 al 2013”. La rivista letteraria “Carte Sensibili” ha pubblicato un suo saggio di approfondimento sulla poesia di Giovanna Bemporad. Utilizza uno spazio personale “Le parole di Grace”, senza particolari ambizioni, ma col solo fine di raccogliere e condividere pensieri, poesie e racconti degli autori che preferisce. Odia la coerenza ma è servo della bellezza, intesa come missione sacra più che bagliore edonistico. Detesta gli ombrelli.

2 Comments Lascia un commento

  1. Molto interessante. Vorrei sapere se gli attivisti e/o populazione locale hanno fatto delle denuncie alle autorità (magistrati ecc.) per quanto riguarda i danni alla salute ? Grazie.

  2. Sono un laureando in geologia con particolare interesse all’argomento. Mi permetto di dire che l’emissione non è di acido Solforico, ma acido Solfidrico. In più, per quanto riguarda la presenza di Antimonio, Arsenico e Boro ci sono macchinari attivi di abbattimento che rendono i loro valori decisamente bassi (sia per i suoli che per l’atmosfera).
    Il problema sarebbe in principal modo il mercurio (che sarebbe comunque presente per via di aree di estrazione mineraria presenti, ormai dismesse)
    Comunque per ora ho fatto poca ricerca sull’argomento, mi piacerebbe approfondire.

    Roberto

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