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Il Dalai Lama alla COP21 lancia l'allarme Tibet: il ghiaccio si sta sciogliendo
24 Ottobre 2015

Il Dalai Lama alla COP21 lancia l’allarme Tibet: il ghiaccio si sta sciogliendo

Il Dalai Lama si rivolge ai leader della COP21 perché prendano provvedimenti concreti per fermare lo scioglimento dei ghiacci tibetani e salvaguardare il pianeta

A causa del riscaldamento globale, 2/3 dei ghiacciai presenti in Tibet potrebbero sciogliersi entro il 2050. Per questo motivo, il quattordicesimo Dalai Lama Tenzin Gyatso chiede ai leader dei 200 paesi che si incontreranno prossimamente a Parigi per la COP21 – Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – di agire per salvare i ghiacci della nazione più alta del mondo, in cui è custodita la più grande riserva di acqua dolce oltre al Polo Nord e Polo Sud.

Brad Pitt attivista climatico e meteorologo d’eccezione per raccontare il dramma del global warming

Nel comunicato apparso sul Guardian qualche giorno fa, la guida spirituale buddhista dichiara che “l’altopiano tibetano ha sofferto un aumento della temperatura media di 1,3 gradi negli ultimi 50 anni, circa 3 volte l’aumento della temperatura media globale”.

In un video messaggio diretto ai leader e a tutti noi, il Dalai Lama fa riflettere su come il cambiamento climatico sia “un problema creato dall’essere umano”, e di come sia quindi responsabilità diretta di ognuno di noi porvi rimedio, trovando metodi che vadano aldilà della richiesta d’aiuto da Dio, Buddha o Allah. Egli, infatti, nota come sia prassi rivolgersi con la preghiera a Dio per risolvere problemi creati dall’uomo stesso, affermando quanto questo sia spesse volte “molto illogico”.

Proseguendo nel messaggio, egli pone altresì l’accento sulla necessità di una risposta comune in questo ambito, ricordando che “Questa non è una questione di una o due nazioni. Questa è una questione dell’umanità. Il nostro Mondo è la nostra casa” e aggiungendo poi che “Non c’è un altro pianeta dove potremmo spostarci o vivere”.

Si rivolge infine alle nuove generazioni, invitando i giovani a prendere maggiormente a cuore la protezione del nostro pianeta, incluso l’altopiano del Tibet.

(Photo : Wikimedia Commons )
Tibet – Kailash, la montagna sacra (Photo : Wikimedia Commons )

Non sono solo le questioni globali a preoccupare il governo esiliato dalla regione: a seguito dell’occupazione cinese, intere comunità tibetane sono state costrette – spesso con la forza – ad abbandonare le loro terre, ed ora nessuno è in grado di preservare efficacemente quest’enorme riserva di acqua dolce, un tetto del mondo sempre più fragile.

Come afferma il primo ministro in esilio, Lobsang Sangay, “i tibetani devono avere l’ultima parola su ciò che succede nella loro terra. I nomadi tibetani sono gli esperti custodi dei pascoli montani, e la loro conoscenza ed esperienza deve essere riconosciuta”.

Il cambiamento climatico non colpisce soltanto i ghiacci himalayani: i suoi effetti sono allarmanti su tutte le riserve di acqua dolce delle catene montuose, a cominciare da Alpi e Appennini.

Ice Watch: l’installazione di ghiaccio di Olafur Eliasson per la COP21

Grazie alle rilevazioni dell’ESRIN – centro italiano ESA dedicato all’osservazione della Terra – è oggi possibile elaborare dati molto precisi su tutti i fenomeni connessi al climate change, compreso lo scioglimento dei ghiacci dovuto all’innalzamento della temperatura globale.

In questo ambito, grazie all’impiego di CryoSat – 2, un satellite di ultima generazione utilizzato dai ricercatori italiani dell’ESA nel monitoraggio delle calotte polari, è ora possibile verificare come, nonostante un temporaneo arresto dovuto alla fredda estate del 2013, i ghiacci sono tornati a sciogliersi a ritmi preoccupanti anche nel 2015.

Quando il cambiamento climatico si vede: Chasing Ice, all’inseguimento dei ghiacci

La scienza e i ricercatori danno un prezioso contributo alla salvaguardia del nostro pianeta ma, come ricordato dal Dalai Lama, sono le scelte personali e politiche che possono fare davvero la differenza nella salvaguardia del nostro pianeta e dell’intera umanità.

Il 2015 è l’anno della Conferenza Internazionale sul Clima COP21, in programma a dicembre a Parigi. Questo appuntamento rappresenta la nostra ultima opportunità: se disatteso, le conseguenze saranno probabilmente peggio di quanto possiamo immaginare.

Impegni concreti e precisi sono ciò che il mondo della scienza e della spiritualità chiedono ai politici. Per la prima volta, con l’appello di Papa Francesco, del Dalai Lama e degli scienziati dell’ESA, scienza e fede si trovano alleate, in una strenua battaglia contro interessi politici che rischiano di far compiere scelte scellerate senza ritorno.

Silvia Faletto

25 anni, vive a Torino, dove studia geografia e lavora presso la scuola del Cottolengo con bambini meno fortunati di lei.
Orgogliosamente eporediese (abitante di Ivrea, per i neofiti), la battaglia delle arance è un nervo scoperto del suo carattere: a coloro che la definiscono "poco ecologista" è in grado di rispondere argomentando il contrario!
Ama andare in montagna, nuotare, viaggiare, conoscere ed aiutare gli altri.
Curiosa ed attenta al mondo, odia i pregiudizi ed il "è impossibile!".
Ritiene che l'esperienza e il confronto siano il fondamento della civiltà e della cultura, e per questo... Fa molti errori.
Ama scrivere, sorridere e prova ogni giorno a lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato.
Oltre a lavorare a scuola e studiare all'università, parla 4 lingue ed è un' europrogettista.
Ultimamente si sta appassionando alla fotografia.
Il suo motto? "la geografia salverà il mondo!".

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