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Torna il vuoto a rendere: e siamo tutti più leggeri!
25 Agosto 2016

Torna il vuoto a rendere: e siamo tutti più leggeri!

Mamme, nonne e zie ve l’avranno raccontato: in Italia fino agli anni ’50 – prima dell’avvento della plastica che tutto sostituisce e tutto inquina – ogni negozio che vendeva un prodotto in bottiglia, ne ritirava successivamente il vuoto a rendere.

Per i prodotti conservati in bottiglie di vetro si pagava anche una “cauzione”, sovrapprezzo che riguardava il contenitore. Questo perché dopo l’utilizzo, l’acquirente aveva due possibilità: restituire il contenitore vuoto all’esercente che avrebbe provveduto a rimborsarlo, oppure comprare un nuovo prodotto pagandone solamente il contenuto. Un incentivo che, in anni di ristrettezze economiche come quelli, tornava comodo al bilancio familiare.

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Con il boom economico, la mentalità e il portafoglio degli italiani iniziarono a cambiare. I negozi cominciarono a commercializzare prodotti sempre più a largo consumo, i primi cibi precotti e preconfezionati, così fece il suo debutto un nuovo materiale: la plastica, con doti di maneggevolezza e leggerezza, iniziò a sostituire il pesante e fragile vetro, sia come contenitore sia sotto forma di imballaggio. Nacquero le prime buste di plastica che sostituirono i cestini in vimini e le casse di legno con cui si andava a far la spesa, o le buste di stoffa tanto di moda oggi che le nostre nonne cucivano in casa. Ovviamente tutto questo senza la minima preoccupazione per l’accumulo di rifiuti che si stava producendo.

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Chi negli anni ’60 praticava ancora la restituzione dei contenitori di vetro, lo faceva perlopiù per ricavare qualche soldo. Così l’abitudine al vuoto a rendere diventò ben presto un’usanza sorpassata e mal vista in un’epoca di benessere come quella, a cui presto si sostituì il più deprimente vuoto a perdere, causa anche di un aumentato abbandono di rifiuti nell’ambiente.

L’attenzione e la cura nei confronti del nostro ambiente sono fenomeni recenti. Si sono diffusi solamente negli ultimi decenni, in seguito alla presa di coscienza delle condizioni in cui versa il nostro pianeta. L’avvio di campagne di sensibilizzazione soprattutto all’interno delle scuole, verso la fine degli anni ’90, e l’avvento di una mentalità orientata al riciclo, al riuso e alla riduzione degli sprechi ha iniziato a instillare qualche cambiamento quantomeno nelle nuove generazioni, grazie anche all’esempio degli insegnanti.

Sono nate così catene e singoli negozi che, come piccoli “alberi” che stanno pian piano formando una “foresta silenziosa” di sostenibilità, hanno deciso di riadottare la filosofia del vuoto a rendere e della riduzione del package per qualsiasi tipo di prodotto: entrando potrete riassaporare il clima degli anni ’50, con prodotti (spesso biologici) e sfusi ben visibili e prodotti per l’igiene ecologici venduti alla spina o, appunto, tramite l’acquisto del primo contenitore, con vuoto a rendere. Anche alcune linee di supermercati si stanno adeguando a questo lodevole ritorno al passato.

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Esempio di negozio che vende prodotti sfusi

La Camera ha recentemente approvato una legge che rivedrà protagonista delle nostre abitudini il vuoto a rendere anche per la plastica, quantomeno per le bottiglie di acqua e birra. Siamo fiduciosi che questa buona pratica possa riprendere piede e avere un’ottima risposta da parte dei cittadini-consumatori, come d’altronde avviene da anni in molti altri Paesi, come ad esempio la virtuosissima Germania, anche attraverso l’installazione di raccoglitori automatici.

Le risorse del nostro pianeta sono limitate, non possiamo continuare a vivere come se avessimo un pianeta di riserva da cui attingere o su cui trasferirci. E’ bene capirlo e agire di conseguenza quanto prima.

Daniela Zora

Sensibile e curiosa per natura, animalista e attratta dalle tematiche ecologiche fin dall'infanzia. A 16 anni diventa vegetariana. Si definisce "un'appassionata" perchè mette tutta se stessa nelle cose di cui si occupa e non riesce a restare indifferente a nulla. Laureata in Scienze dell'Educazione, sempre attenta ai più piccoli e al più delicato degli esseri viventi, adora la natura, ama leggere libri in mezzo al verde e ha la valigia sempre pronta per qualche viaggio (anche immaginario). La scrittura è il suo rifugio, tratta e dialoga con le parole come fossero amiche. Con questa collaborazione raggiunge uno dei suoi piccoli grandi sogni: scrivere per un giornale!

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