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Avocado, irresistibile ma davvero poco sostenibile!

Avocado, irresistibile ma davvero poco sostenibile!

Verde, appetitoso e salutare, l’avocado è il frutto del momento. Chi non ha assaggiato la ormai famosa e amatissima salsa guacamole? O pasteggiato con un’insalata, il sushi o altri manicaretti che contenevano il “moderno” e dietetico frutto esotico?

Negli ultimi anni l’appetito occidentale per l’avocado è cresciuto esponenzialmente tanto che all’entrata della città di Tancitaro, in Messico, il primo produttore mondiale, si erge un monumento a forma di avocado gigante che simboleggia l’importanza economica di questo frutto per la popolazione.

Spesso però, a un successo economico di questa portata, è indissolubilmente legata una sconfitta ambientale.

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Se da un lato le casse del paese messicano si gonfiano, così come le tasche di produttori e coltivatori, dall’altro, a pagare le conseguenze di questo boom economico, sono le foreste.

La coltivazione di queste piante infatti causa ogni anno la perdita di quasi settecento ettari di foresta. I pini secolari vengono abbattuti e sacrificati a favore di giovani alberi di avocado che altrimenti non avrebbero abbastanza suolo e luce per crescere e fruttificare in abbondanza.

Secondo i dati del ministero dell’agricoltura messicano, negli anni ’80 le piantagioni coprivano 31 mila ettari di territorio, oggi ne ricoprono 118 mila.

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Ma non è finita qui! La progressiva deforestazione minaccia anche la fauna selvatica che vive in quell’habitat silvestre: coyote, puma e uccelli rari sono infatti costretti a spostarsi se non addirittura a soccombere, privati della loro casa.

Le farfalle monarca, famose per l‘incredibile migrazione di massa che ogni inverno porta milioni di esemplari a svernare e accoppiarsi nelle foreste messicane del Michoacàn, rischiano di dover modificare il loro ciclo vitale o muoiono a causa delle grandi quantità di pesticidi impiegati nelle coltivazioni. Gli alberi di avocado inoltre necessitano di una quantità d’acqua di gran lunga superiore a quella che serve alle foreste, ciò implica dunque uno sfruttamento e un impoverimento delle risorse idriche, a discapito della popolazione, con il rischio ulteriore che i fiumi e le falde acquifere vengano avvelenati e contaminati da fertilizzanti e pesticidi impiegati nelle piantagioni.

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“L’oro verde”, come viene ormai chiamato l’avocado in Messico, genera un valore di 815 milioni di dollari l’anno e assicura migliaia di posti di lavoro. Non sarà facile che i messicani rinuncino, anche solo in parte, a questa nuova fonte di ricchezza per preservare le loro foreste.

Il governo e le autorità messicane si stanno muovendo per impedire la deforestazione almeno nelle aree protette, mentre gli agricoltori stanno sperimentando nuovi metodi di coltivazione leggermente più sostenibili.

Purtroppo la strada verso una vera sostenibilità dell’avocado è ancora lunga e complicata, da parte nostra possiamo limitare un po’ la voglia per questi frutti esotici e, quando proprio non resistiamo, cercare di acquistare quelli provenienti dall’Italia e da piantagioni controllate e sostenibili.

Irene Messina

Classe 1986, vive a Torino, metà Piemontese e metà Siciliana. Dopo un master sulla Comunicazione per la Sostenibilità Ambientale, si butta a capofitto in quelle che sono le sue passioni: ambiente, educazione e scrittura. Tutto comincia con la pubblicazione di un libro di favole a tema green che diffonde nelle scuole con uno spettacolo. Da lì, il passo è breve per diventare educatrice ambientale, in collaborazione con un’associazione che sviluppa percorsi di educazione alla sostenibilità e fattoria didattica.
In costante ricerca di posti nuovi da scoprire, meglio se naturali e incontaminati, ha una vera ossessione per il viaggio che non le impedisce mai di trovare un momento per partire, zaino in spalla e taccuino in tasca.

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