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Consumo di carne, una scelta che può cambiare il clima
23 Novembre 2016

Consumo di carne, una scelta che può cambiare il clima

consumo di carne
Copertina del Meat Atlas

Consumo di carne, con il proprio stile di vita ognuno di noi può contribuire al miglioramento del clima e della situazione del pianeta

Avete mai pensato a quanta carne consumate ogni settimana? E quanto conta per voi chi produce la carne che mangiate? Dietro alla bistecca che ogni settimana arriva nel nostro piatto si cela, neanche troppo velatamente, un dibattito complicato e acceso in tutto il mondo.

È ormai assodato da tempo che la principale causa del cambiamento climatico in atto è l’uomo, con le sue attività. Come ormai tutti sappiamo, la situazione attuale è allarmante e proprio per questo i governi dei Paesi di tutto i mondo hanno discusso durante la Conferenza Onu sul clima di Marrakech (Cop22) come attuare l’Accordo di Parigi sulla lotta al riscaldamento globale: tutti i governi si sono impegnati a contenere l’aumento della temperatura media ben al di sotto dei 2 gradi centigradi e di proseguire gli sforzi per tentare di non superare gli 1,5 gradi.

Al di là degli impegni di ogni singolo governo, è chiaro che anche gli stili di vita dei cittadini devono cambiare. Ognuno di noi, infatti, può contribuire non solo al miglioramento del clima e della situazione del pianeta, ma può influenzare in modo decisivo le scelte dei governanti. E alcuni ne hanno davvero bisogno.

clima

Circa un mese fa durante il 25° Sommet de l’Elevage (Vertice sull’Allevamento) a Clermont-Ferrand, in Francia, il Commissario europeo responsabile dell’agricoltura, Phil Hogan, si è impegnato a sostenere con 15 milioni di euro il consumo di carne per far fronte alla dilagante crisi del settore dell’allevamento in tutta Europa. Questa iniziativa, che potrebbe sembrare positiva per i produttori europei, è in realtà prevalentemente diretta al settore industriale della carne, non solo poco attento al benessere animale, ma anche privo di attenzione verso l’ambiente.

L’allevamento industriale è una delle principali cause delle emissioni di gas serra (14,5% del totale) e occupa oltre il 70% dei terreni agricoli, portando con sé deforestazione, perdita di biodiversità, impoverimento del suolo e depauperamento delle risorse idriche.

Le connessioni tra allevamento e cambiamento climatico – spiega Slow Food nel suo documento contro il cambiamento climatico – sono risultate dirompenti a partire dal 2006, con la pubblicazione del rapporto FAO Livestock’s Long Shadow. In particolare, la produzione animale industriale e consumi di carne sempre più elevati sarebbero responsabili del 14,5% delle emissioni di gas serra, se si tiene conto di tutta la filiera, dalla coltivazione di vegetali per i mangimi fino al consumo finale”.

carne_allevamento

L’aumento della produzione di carne, oltre ad avere una forte implicazione sul cambiamento climatico, colpirà soprattutto gli allevamenti di piccola scala e colpirà severamente i sistemi sanitari europei, dato che il consumo di carne rossa e carne lavorata è associato a varie malattie come obesità, problemi cardiaci, diabete di tipo 2, cancro ed elevati rischi di mortalità. Attualmente in Europa ogni singolo cittadino consuma in media quasi 80 chilogrammi di carne all’anno, una cifra già troppo alta”.

Per di più questa situazione è destinata ad aggravarsi. La FAO ha ipotizzato che il trend del consumo globale di carne, che è già aumentato di cinque volte dalla seconda metà del Novecento a oggi, possa raddoppiare entro il 2050. Secondo uno studio della scuola Oxford Martin, se limitassimo il nostro consumo di carne entro quanto previsto dalle linee guida per la salute pubblica, questo sarebbe sufficiente a ridurre le emissioni di gas serra legate al cibo del 29% entro il 2050.

carne

È urgente un cambiamento di paradigma e può partire anche dalla nostra tavola: non è così difficile. Basta imparare, ad esempio, a mangiare meno carne, ma di miglior qualità, maggiori quantitativi di proteine vegetali e, soprattutto, imparare a fare la spesa in modo consapevole e sostenibile. Allo stesso modo, ovviamente, anche gli allevatori devono cambiare i loro metodi produttivi, impattando meno sull’ambiente e rispettando il benessere animale.

Cambiare non è impossibile, cominciamo dalla nostra bistecca!

Annalisa Audino

Laureata in Culture Moderne Comparate e giornalista pubblicista, legge, scrive, ama le passeggiate in montagna, ma anche andare in moto. Visita mostre, ascolta musica e non ne ha mai abbastanza di imparare. Adora le cose fatte in casa e cerca di vivere in modo sostenibile. Attualmente è impiegata presso l'Ufficio Comunicazione di Slow Food.

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