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Lavori in corto, la menzione ambientale di eHabitat va al film Il muro bianco
15 Luglio 2021

Lavori in corto, eHabitat assegna la menzione ambientale a Il muro bianco

Il muro bianco

Il muro bianco, cortometraggio che denuncia lo spettro dell’amianto, si aggiudica la menzione ambientale di eHabitat nell’ambito del concorso Lavori in corto.

Si è tenuta a Torino dal 12 al 14 luglio 2021 la rassegna Lavori in corto, concorso di cortometraggi e documentari a tematica sociale rivolto a giovani autori under 35 e giunto alla sua ottava edizione, dal tema Restiamo umani.

Il muro bianco
Il muro bianco, una scena tratta dal film

Organizzata dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema e fondata insieme all’Associazione Riccardo Braghin, la manifestazione ha visto quest’anno la collaborazione di eHabitat, che ha avuto l’onore di assegnare una menzione speciale al film che più efficacemente ha saputo portare sul grande schermo il discorso e la riflessione legati al tema ambientale.

Il nostro riconoscimento è andato al cortometraggio Il muro bianco, diretto da Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, con protagonisti, tra gli altri, Laura Tombini, Anna Coppola e Sebastiano Filocamo.

La menzione di eHabitat per i corti a tema ambientale va a “Il muro bianco”. L’opera tratta di una tematica molto importante, purtroppo ancora attuale e che non va tralasciata. L’amianto è rappresentato come un nemico invisibile, attraverso la metafora dello spettro (gli errori) del passato che minacciano i bambini (il futuro) trasformando ciò che dovrebbe sostenere i propri sogni (gli adulti, la scuola, ma se vogliamo, il muro che sostiene i disegni) in qualcosa che in realtà li minaccia. Inoltre Il muro bianco ha una perfezione di scrittura che passa dal reale al metaforico in maniera efficace, oltre ad un sapiente uso delle inquadrature senza sbavature o prolissità. Per noi della redazione di eHabitat si tratta di un corto che riesce a fotografare una realtà difficile senza cadere nello scontato o nel banale“.

Questa la motivazione che premia un film che colpisce sotto ogni punto di vista: la raffinatezza cinematografica e fotografica, la scelta accurata delle inquadrature e della matrice cromatica, l’abile scrittura di una trama basata su una storia vera e che tocca un tema profondamente sentito ma sempre più raramente esplorato.

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È l’incubo dell’amianto, che ancora oggi grava tristemente sulla storia del nostro Paese. Un nemico invisibile contro cui combattono le due protagoniste de Il muro bianco, la preside e l’insegnante di una scuola elementare, la cui determinazione si scontra inevitabilmente con la realtà di contraddizioni, di silenzi assordanti e di lentezza burocratica che caratterizzano il sistema. Un sistema che troppe volte ci lascia a combattere da soli facendoci sentire impotenti.

La scuola, quel luogo protettivo, solido e fondante, in cui si coltiva il futuro di ciascuno, in quanto individuo e in quanto membro della società, diventa da un giorno all’altro un edificio pericoloso sin nelle sue fondamenta, tradendo le promesse e le speranze di cambiamento riposte nei giovani cuori che ha il compito di formare.

Il muro bianco, una scena del film

E così il muro bianco che sostiene disegni e sogni si rivela essere la tana del nemico, del fantasma dal sonno leggero frutto di adulti negligenti, di errori del passato con cui non abbiamo ancora fatto del tutto i conti e che ricadono dolorosamente sul futuro di chi non ha colpe.

Con la sua scrittura sapiente, Il muro bianco utilizza la metafora per fotografare il reale. Nel breve tempo di un cortometraggio, gli autori raccontano una storia tutt’altro che isolata o lontana nel tempo, su un tema dai numeri ancora oggi spaventosi. Una storia che potrebbe ripetersi e che rischia di trovarci ancora una volta impreparati o inascoltati.

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Passando da un piano particolare, che vede protagonista la scuola in questione, ad un piano universale, il cortometraggio riesce a trasmettere un’importante riflessione generale sul modo in cui ci relazioniamo al nostro Pianeta. L’amianto, in agguato nel muro bianco, diventa allora il simbolo di quelle decisioni sbagliate che legano a doppio filo gli irresponsabili di oggi e le vittime innocenti di domani. Un monito che ci obbliga a riflettere sulle nostre azioni, a confrontarci sulle loro conseguenze anche a lungo termine, ad assumerci dei doveri verso le generazioni che ci succederanno e a cui saremo chiamati a rispondere.

[Photo Credits www.zenmovie.it]

Alberto Pinto

Beneventano, laureato in comunicazione audiovisiva.
Appassionato di cinema, serie televisive, viaggi e di tutto ciò che è arte e comunicazione.
Creativo, curioso e sognatore, ama immergersi nelle storie e scoprirne dettagli e sfaccettature.
Per eHabitat scrive di musica e di cinema

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