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Black ice, ghiacci e incendi legati dal cambiamento climatico
28 Novembre 2022

Black ice, ghiacci e incendi legati dal cambiamento climatico

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Black ice, il professor Wadhams ha presentato i risultati di uno studio sullo scioglimento dei ghiacciai artici e gli incendi boschivi

Il Politecnico di Torino è stato il cuore della Biennale Tecnologia che si è svolta nel capoluogo piemontese dal 10 al 13 novembre: fra gli speaker che hanno “giocato in casa”, noi di eHabitat abbiamo particolarmente apprezzato il professor Peter Wadhams, docente di Fisica degli oceani alla University of Cambridge, che ha parlato del black ice.

Ha presentato una ricerca curata dal Politecnico torinese sulla relazione fra i mutamenti della calotta polare artica e i devastanti incendi boschivi verificatisi negli ultimi anni nell’emisfero boreale. L’incontro, introdotto da Giuseppe Beccaria, ha evidenziato quanto l’aggettivo “globale” affiancato a “riscaldamento” o a “surriscaldamento” sia sempre più pregnante.

Durante un viaggio scientifico compiuto nell’estate 2019, Wadhams ha osservato il fenomeno del black ice. In quel periodo, più precisamente il 1° agosto 2019, la temperatura record di 21° C ha provocato la massima perdita di ghiaccio artico in un solo giorno: -12,5 miliardi di tonnellate.

“In altri casi era capitato di osservare sul ghiaccio una patina marrone causata dalla sabbia dei deserti, ma il colore scuro al quale ci siamo trovati di fronte è risultato essere, dopo un’analisi compiuta al Politecnico, la fuliggine originata dagli incendi boschivi” ha spiegato Wadhams.

Nel corso dell’incontro è stato ricordato come il più grande incendio boschivo mai registrato sul nostro Pianeta sia avvenuto, a partire dall’estate 2020, in Siberia. Il fuoco è rimasto attivo sotto il terreno nell’inverno successivo continuando a divampare nel 2021 bruciando 1,5 milioni di ettari di foresta e rilasciando in atmosfera 505 megatonnellate di CO2 (un quantitativo superiore a quello emesso annualmente nel Regno Unito).

I ghiacciai della Svizzera hanno perso la metà del volume in meno di un secolo

Ghiacci e incendi, un circolo vizioso

La fuliggine proveniente dagli incendi boschivi dell’emisfero boreale, una volta trasportata alle latitudini artiche, causa il fenomeno del black ice. A differenza del ghiaccio bianco che riflette le radiazioni solari, quello scuro le assorbe accelerando i processi di scioglimento dei ghiacci artici che, una volta divenuti corsi d’acqua, finiscono negli oceani contribuendo all’acidificazione delle sue acque, con gravi conseguenze per la fauna e la flora ittica. Ma non solo: lo scioglimento del permafrost libera in atmosfera metano e altri gas serra che contribuiscono in maniera determinante ad aumentare il fenomeno del surriscaldamento globale. Una delle conseguenze dell’aumento delle temperature e della carenza di piogge è proprio la proliferazione di incendi a latitudini una volta impensabili. Quello a cui assistiamo è un vero e proprio circolo vizioso nel quale cause e conseguenze si confondono.

Il professor Wadhams – cinquant’anni di studi e 56 spedizioni artiche alle spalle – nel corso delle analisi chimiche compiute al Politecnico sui campioni di ghiaccio nero prelevati nelle più recenti missioni scientifiche ha scoperto come la fuliggine sia inequivocabilmente causata da incendi verificatisi a migliaia di chilometri di distanza.

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Il professor Peter Wadhams alla Biennale Tecnologia

Utilizzando rilevatori di metano a terra posizionati in più siti per rilevare il rilascio dei gas  serra e i satelliti globali per tracciare gli incendi artici, i forti venti, la direzione del fuoco e le aree danneggiate, Wadhams e il suo team di lavoro provano a valutare gli impatti dei roghi sulla qualità dell’aria e sul clima dell’Artico, un’area nella quale il riscaldamento è triplo rispetto alla media globale.

Gli effetti di quanto avviene oltre il Circolo Polare Artico sono globali ed è per questo che il team di lavoro di Wadhams sta operando a Sennariolo, in provincia di Oristano, dove nel 2021 si è verificato un incendio che ha distrutto piantagioni di ulivi e boschi di eucalipti.  L’obiettivo è lavorare per una migliore gestione dei boschi in aree popolate: se gli incendi nelle foreste artiche non possono essere controllati diverso è per le aree in cui la gestione forestale può intervenire capillarmente e continuativamente.

[Foto Pixabay e Davide Mazzocco]

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, ha scritto di ecologia, ambiente e mobilità sostenibile per numerose testate fra cui Materia Rinnovabile, La Revue Dessinée, La Stampa Tuttogreen, Ecoblog, La Nuova Ecologia, Terra, Narcomafie, Slow News, Slow Food. Ha pubblicato numerosi saggi fra cui “Giornalismo online”, “Propaganda Pop”, "Cronofagia" e "Geomanzia", "Prime" e "Riconquistare il tempo".

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