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Brian Eno e il ruolo dell'industria creativa per sconfiggere la crisi climatica
9 Dicembre 2022

Brian Eno esorta l’industria creativa ad ispirare azioni per salvare il clima

Brian Eno

Brian Eno, compositore britannico e capostipite della ambient music, ha auspicato che l’industria creativa possa ispirare maggiormente il pubblico a compiere azioni per contrastare il cambiamento climatico.

Brian Eno
Brian Eno ha sottolineato l’importanza di una narrativa della crisi climatica da parte dell’industria della creatività.

Il musicista e compositore britannico Brian Eno è uno dei nomi più raffinati del panorama musicale mondiale. Un artista di classe che ha segnato il destino della musica moderna attraverso la vera e propria creazione di un genere che oggi riconosciamo sotto la denominazione di ambient music.

Non stupisce che da un genio del suo calibro sia arrivato un importante appello rivolto a tutti quei professionisti che operano nell’industria della creatività, nel campo della musica, del cinema, della moda e più in generale dell’arte.

Pochi giorni fa, Brian Eno è intervenuto all’Imperial College di Londra nell’ambito della consueta Grantham Institute Annual Lecture, una lettura che quest’anno è stata dedicata al tema “Creare e plasmare narrative sul cambiamento climatico attraverso la cultura, la creatività e l’innovazione”.

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Il celebre compositore ha sottolineato il ruolo centrale dell’arte e dell’immaginario nella lotta al cambiamento climatico, valorizzandoli come universi più efficaci della scienza quando si tratta di arrivare al cuore delle persone e di far maturare in esse riflessioni e cambiamenti attraverso meccanismi emotivi dal potere straordinario.

A tal proposito, Brian Eno ha dichiarato: “L’errore che commettiamo con il movimento per il clima è assumere che gli esseri umani siano processori di informazione. Li immaginiamo come dei computer e pensiamo che immettendo in essi abbastanza dati siano in grado di rispondere in una maniera o nell’altra. Chiaramente ragionare in questo modo non ha funzionato”.

Ad entrare in gioco, dunque, è l’essenza stessa dell’essere umano, ossia la capacità di provare ed elaborare sentimenti e di muoversi sui binari delle emozioni. “Conosciamo l’informazione, ma l’informazione non è ciò che cambia le nostre menti”, ha precisato Brian Eno. “Molte persone prendono decisioni sulla base dei sentimenti, incluse le decisioni più importanti della loro vita. Quale squadra di calcio supportare, chi sposare, in quale casa andare a vivere. È questo il modo in cui facciamo delle scelte. I pensieri sono alla base dei nostri sentimenti e prima di cambiarli abbiamo delle emozioni che ci conducono a determinate idee. Come si può cambiare idea? È un cambiamento nelle emozioni a cambiare i pensieri”.

Brian Eno
Brian Eno ha spiegato che sono le emozioni a farci prendere le decisioni e che quindi il mondo delle arti ha la capacità di chiamare all’azione per difendere l’ambiente.

Da qui il dibattito della Grantham Institute Annual Lecture 2022, ossia l’opportunità di aggiungere alla divulgazione scientifica una narrazione alternativa dell’emergenza climatica, di affiancare al racconto degli scienziati, rivolto alla ragione, quello dell’industria creativa, esperta nel parlare alle emozioni.

L’appello di Brian Eno coincide con la consapevolezza di un’occasione mancata da parte della COP27, che non è riuscita ad aumentare significativamente l’impegno e il coinvolgimento dei leader mondiali di fronte ad una crisi climatica la cui serietà sta aumentando in modo evidente.

A fare eco all’artista è stato il professor Brian Hoskins, presidente del Grantham Instituite: “Sono 47 anni che tengo discorsi sul cambiamento climatico. Potreste dire che noi scienziati del clima abbiamo fallito nel convincere le persone ad agire per limitare il cambiamento climatico. Abbiamo bisogno delle arti e della musica. Gli scienziati da soli non bastano a trasmettere il messaggio sull’emergenza climatica”.

Occorrono, dunque, strategie e tecniche comunicative diverse, che possano veicolare l’urgenza della situazione, ma anche risvegliare l’ottimismo e la determinazione dei cittadini.

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C’è troppo bastone e non abbastanza carote”, ha spiegato Brian Eno alludendo alla fredda comunicazione dei dati allarmanti che fa sentire le persone impotenti. “È necessaria una visione per cui valga la pena lottare per il mondo. Le rivoluzioni si sviluppano su due tendenze. La prima è quando tutti si rendono conto che qualcosa non va. La seconda è quando ognuno realizza che tutti gli altri hanno realizzato”.

Un’idea romantica di rivoluzione che, secondo Brian Eno, può partire proprio dall’arte e dal suo potere di costruire valori in cui credere e in cui potersi riconoscere alleati, ideali in nome dei quali cooperare per salvare il Pianeta e con esso il nostro stesso futuro.

Alberto Pinto

Beneventano, laureato in comunicazione audiovisiva.
Appassionato di cinema, serie televisive, viaggi e di tutto ciò che è arte e comunicazione.
Creativo, curioso e sognatore, ama immergersi nelle storie e scoprirne dettagli e sfaccettature.
Per eHabitat scrive di musica e di cinema

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