La straordinaria storia di Roald Amundsen, il primo uomo al Polo Sud, celebrato in Norvegia. Un pioniere dell’esplorazione artica e della sostenibilità.
Un volto tra i ghiacci di Tromsø

Nascosto tra le strade tranquille di Tromsø, nel nord della Norvegia, c’è un grande murales che raffigura un uomo in abiti da spedizione. Lo sguardo deciso, la fronte solcata dal vento artico. È Roald Amundsen, uno dei più grandi esploratori polari di tutti i tempi. Un personaggio che, pur essendo celebre in Scandinavia, è ancora poco conosciuto dal grande pubblico europeo.
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Eppure, la sua storia è di quelle che sembrano uscite da un romanzo: avventura, scienza, coraggio, e un rapporto profondo con l’ambiente più ostile del pianeta.
Chi era Roald Amundsen?
Nato nel 1872 in Norvegia, Roald Amundsen è noto per una serie di imprese leggendarie che hanno riscritto la geografia dell’estremo nord (e sud) del mondo. È stato:
- Il primo uomo a navigare il Passaggio a Nord-Ovest (1903-1906)
- Il primo a raggiungere il Polo Sud (1911)
- Il primo a sorvolare il Polo Nord (1926)

La sua determinazione, unita a una meticolosa preparazione, lo ha reso una figura di spicco nella storia dell’esplorazione. Ma ciò che lo rende particolarmente interessante oggi è il suo approccio rispettoso e intelligente alla natura.
Un’esplorazione sostenibile ante litteram
Amundsen non era un conquistatore in senso tradizionale. A differenza di molti altri esploratori del suo tempo, si adattava all’ambiente piuttosto che cercare di dominarlo. Durante le sue spedizioni, collaborava con le popolazioni locali, in particolare gli Inuit, per apprendere le tecniche di sopravvivenza nel gelo: l’uso dei cani da slitta, l’abbigliamento in pelliccia, la costruzione di rifugi.

Questa capacità di ascolto e apprendimento lo ha portato al successo dove altri fallivano. È anche grazie a questo approccio che riuscì a battere l’inglese Robert Falcon Scott nella corsa al Polo Sud – un’impresa completata in 99 giorni, senza perdere un solo uomo.
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Il legame con Tromsø e l’Artico
Tromsø, oggi conosciuta come la “capitale dell’Artico”, è una delle città norvegesi più legate alla figura di Amundsen. Da qui partivano molte delle sue spedizioni. Ancora oggi, luoghi come il Museo Polare e Polaria raccontano la sua vita e i suoi viaggi.

Ma non sono solo i musei a conservarne il ricordo: anche l’arte urbana celebra la sua figura, trasformando i muri cittadini in pagine di storia visiva. Il murales a lui dedicato è un invito a scoprire il volto umano dell’esplorazione e a riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente.
Un’eredità ancora attuale
Amundsen scompare nel 1928, durante una missione di salvataggio nell’Artico. Il suo corpo non verrà mai ritrovato, ma il suo esempio continua a vivere. Le sue spedizioni non furono solo prove di resistenza fisica, ma anche missioni scientifiche, che contribuirono a comprendere il clima e la geografia dei poli.
In tempi di cambiamento climatico, la sua figura appare più che mai attuale: un uomo che ha saputo rispettare i limiti della natura e convivere con l’estremo, anziché aggredirlo.
Perché raccontarlo oggi?
Conoscere Roald Amundsen significa riscoprire un modo diverso di esplorare: più consapevole, più curioso, più sostenibile. In un mondo che continua a cercare nuovi equilibri tra uomo e ambiente, la sua storia può ancora insegnare molto.

E magari, anche ispirare chi viaggia verso nord alla scoperta di luoghi che custodiscono storie antiche tra i ghiacci.
[Foto di @eleonora anello e Francesco Rasero per digitalmarketinglab.net]
