Critiche sulla campagna dello zoo di Aalborg in Danimarca, che propone di trasformare conigli, cavalli e altri animali domestici in cibo per predatori
Lo zoo di Aalborg in Danimarca nella bufera per aver lanciato negli ultimi giorni una campagna shock che invita il pubblico a donare i propri animali domestici per essere utilizzati come cibo per i predatori dello zoo.
Gli animali richiesti sono polli, conigli, porcellini d’India e cavalli, i quali secondo lo zoo verranno “delicatamente soppressi” da personale qualificato. Inoltre, i proprietari dei cavalli donati potranno beneficiare di potenziali agevolazioni fiscali, ma solo se i cavalli saranno idonei; devono infatti possedere un passaporto equino e non aver ricevuto cure per una malattia nei 30 giorni precedenti.
Non possono essere eseguite più di quattro donazioni alla volta, che verranno date in pasto a predatori come leoni, tigri e linci eurasiatiche.
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Come ha risposto il pubblico
Lo zoo è stato aspramente criticato, soprattutto sui social, da chi ritene la scelta crudele e immorale. Il tasto dolente è probabilmente stato la scelta di usare la parola ‘pet’, ovvero animale domestico, per descrivere gli animali che possono essere donati.
In questo modo lo zoo ha oggettivato coloro che un tempo erano membri di famiglie umane, e per i padroni è impensabile lasciare che questi animali vengano sbranati, poiché non vengono considerati oggetti di cui “non bisogna fare spreco”, perché il loro valore non sta nelle finalità che il loro corpo può avere.
Come lo zoo difende la campagna
La vicedirettrice dello zoo, Pia Nielsen, ha dichiarato che i carnivori vengono nutriti con animali di piccola taglia da molti anni. “Quando si allevano carnivori, è necessario fornire loro carne, preferibilmente con pelliccia, ossa, ecc., per garantire loro una dieta il più naturale possibile”, ha spiegato. “Pertanto, ha senso consentire agli animali che devono essere soppressi per vari motivi di essere utilizzati in questo modo. In Danimarca, questa pratica è comune e molti dei nostri ospiti e partner apprezzano l’opportunità di contribuire.”
L’ipocrisia nel trattamento degli animali domestici
Ma per taluni, qui sorge un problema di ipocrisia. Da un punto di vista generale, anche gli animali domestici sono visti come beni usa e getta. Statistiche del 2024 della Shelter Animals Countne riportano che Stati Uniti 5.8 milioni di cani e gatti vengono ospitati nei rifugi ogni anno e circa 600.000 vengono uccisi. 4.1 milioni di questi erano stati adottati da famiglie, che hanno poi deciso di abbandonarli. In Italia invece nel 2023 ben 85.000 cani sono stati abbandonati, riporta Legambiente.
Inoltre, se si ritiene che cibare i predatori con animali domestici sia immorale, è necessario comunque tenere in considerazione l’esigenza di questi animali di consumare carne. Perché una gallina domestica crea così tanto clamore, ma gli animali da macello, allevati in strutture commerciali in condizioni pietose, non vengono considerati? Anche gli animali più grandi, come mucche e cavalli, provengono da fattorie dove vengono considerati improduttivi.
Come dice Marcus Clauss, co-direttore della Clinica per Animali da Zoo dell’Università di Zurigo, “Finché si tratta di carne di manzo proveniente dal macello, nessuno la vede e nessuno deve pensarci. Non appena si tratta di un animale che viene ucciso allo zoo, la cosa diventa di dominio pubblico.”
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Il ruolo degli zoo
Detto questo, lo zoo non è privo di colpa, anzi può essere visto come la fonte del problema. In primo luogo, vari biologi, tra cui l’inglese Clifford Warwick e associazioni come PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), controbattono che non ci sia fondamento nell’affermazione dello zoo, secondo il quale agli animali debba essere fornita una dieta in questo modo, e che non sia un comportamento naturale per i predatori asiatici nutrirsi con animali da compagnia originari di altre parti del mondo.
In secondo luogo, questa campagna è solo una delle tante controversie degli zoo, come per esempio il recente caso dei 12 babbuini uccisi per sovraffollamento allo zoo di Norimberga o il famoso caso della giraffa Marius, sempre in Danimarca.
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Questi casi sono prova del problema che gli zoo presentato come istituzioni, poiché gli animali sono considerati come mezzi per ottenere un fine, principalmente economico. Dobbiamo quindi interrogarci sul nostro rapporto che instauriamo con gli altri animali, in modo che non si basi sui nostri interessi, che possono andare da una visita allo zoo a quello che abbiamo sul nostro piatto a cena.
[Foto di Catherine Merlin su Unsplash]
