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Islanda: 112 parole per dire vento, in una scultura - eHabitat
28 Agosto 2025

Islanda: 112 parole per dire vento, in una scultura

scultura islanda vento grundarfjordur
La scultura si trova nel cuore del piccolo villaggio di Grundarfjörður, celebre per la sua montagna Krikjufell
In Islanda sono oltre 130 le parole per indicare diverse condizioni di vento: l'artista ne ha scelte 112 per la sua installazione
scultura islanda vento grundarfjordur
L'opera Veðurhorfur è accessibile a tutti, gratuitamente
Le parole sono state inserite in ordine di intensità del vento

La poesia del vento, racchiusa in 112 parole: è l’opera dell’artista Sólrún Halldórsdóttir, autrice di una particolare scultura nel villaggio di Grundarfjörður, in Islanda occidentale

A Grundarfjörður -pittoresco villaggio sulla penisola di Snæfellsnes, nell’Islanda occidentale- si trova ‘Veðurhorfur’, un’installazione ambientale che celebra il legame profondo degli islandesi con il meteo e, in particolare, con il vento.

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L’opera, lunga 18 metri e larga 60 centimetri, è stata realizzata con pietra, acciaio e legno dalla scultrice Sólrún Halldórsdóttir, originaria del paese.

La scultura raccoglie 112 parole islandesi legate al vento, selezionate tra oltre 130 vocaboli esistenti e mappati dall’arista.

Il numero è stato scelto per richiamare il 112, numero unico di emergenza anche in Islanda, a testimonianza di quanto -a queste latitudini- le condizioni atmosferiche siano determinanti per la sopravvivenza, soprattutto per i pescatori e, in generale, per chi vive in realtà costiere come Grundarfjörður.

In Islanda sono oltre 130 le parole per indicare diverse condizioni di vento: l’artista ne ha scelte 112 per la sua installazione

Le parole sono state incise su tavolette di legno fissate su una base di pietra, disposte in ordine crescente di intensità del vento: da quelle che evocano una brezza leggera a quelle che descrivono le tempeste più violente.

Per definirne la sequenza, l’artista ha raccolto testimonianze e ricordi di anziani islandesi, integrando la classificazione ufficiale dell’Agenzia Meteorologica nazionale, abbinando ogni vocabolo a sfumature cromatiche uniche.

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Tra i termini riportati sulla scultura compaiono parole evocative come gjörningaveður (tempesta estrema), stórí sunnan (vento del sud accompagnato da ghiaccio) e rok (burrasca con vento intenso), ma anche logn (calma, assenza completa di vento), blær (brezza delicata) o kaldi (corrente d’aria fresca).

Una scultura legata al territorio

L’opera fu presentata per la prima volta nell’estate del 2019, durante una mostra temporanea nello Snæfellsnes, per poi essere ri-allestita in maniera permanente vicino alla chiesa di Grundarfjörður, nel giugno 2024, durante le celebrazioni per la Giornata dei Pescatori. All’inaugurazione dell’installazione ha partecipato anche la “first lady” islandese, la scrittrice Eliza Reid.

scultura islanda vento grundarfjordur
L’opera Veðurhorfur è accessibile a tutti, gratuitamente

Sólrún Halldórsdóttir, cresciuta in una famiglia amante dei libri -la madre gestiva una libreria- ha dichiarato di aver tratto ispirazione da un evento dedicato alla lingua islandese, in cui venne sottolineata la ricchezza lessicale del suo Paese in materia di fenomeni naturali.

Veðurhorfur, pertanto, non è solo un’opera d’arte, ma diventa un manifesto culturale e linguistico dell’isola di ghiaccio e fuoco, nonché una mappa sensoriale che racconta il rapporto viscerale tra gli islandesi e le forze della natura.

Passeggiare lungo la scultura permette infatti di capire come in Islanda il vento sia molto più di un mero fenomeno atmosferico, bensì una presenza che plasma paesaggi, vite, storie e identità.

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Francesco Rasero

Giornalista pubblicista, dal 1998 scrive su carta stampata e online. Oggi è direttore responsabile di una testata locale e gestisce Altrov*e, start-up che si occupa di copywriting e comunicazione. Ha lavorato per oltre un decennio nel settore ambientale, oltre ad aver organizzato svariati eventi culturali, in ambito artistico, cinematografico e teatrale. È appassionato di viaggi, in particolare nell’area balcanica e nell’Est Europa, dove ha seguito (e segue) alcuni progetti di volontariato. Ama conoscere, progettare, fotografare e stare a contatto con le persone. Ma ancora di più ama il rugby, i suoi gatti e la sua nuova famiglia.

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