Warning: Constant WP_DEBUG_LOG already defined in /home/u457850894/domains/digitalmarketinglab.net/public_html/wp-config.php on line 83
Spopolamento delle aree interne: la lettera dei vescovi al Governo e la forza della restanza - eHabitat
3 Settembre 2025

Spopolamento delle aree interne: la lettera dei vescovi al Governo e la forza della restanza

spopolamento aree interne

Lo spopolamento delle aree interne è un problema grave, i vescovi inviano una lettera aperta al Governo e al Parlamento con le possibili soluzioni

A conclusione dell’annuale convegno dei vescovi delle aree interne è stata sottoscritta una lettera aperta, destinata al Governo al Parlamento, che invita a riscoprire e valorizzare le potenzialità e le ricchezze di questi piccoli centri, sottraendoli ad un destino di  spopolamento e abbandono.

Il documento, ancora aperto per ulteriori adesioni, è stato firmato da 140 tra cardinali, arcivescovi, vescovi ed abati e consegnato all’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Isole e Aree Fragili”. “La lettera  è un contributo che offriamo al governo e al Parlamento, perché non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa della nazione. Ne sortirebbe un danno per tutti. Noi crediamo che, accanto alle criticità, che pure ci sono, le aree interne possono vantare grosse potenzialità, che devono però essere valorizzate in un progetto organico che richiede tempi anche lunghi. Una sfida che la politica deve saper cogliere se non vuole assistere al proprio fallimento. Noi siamo già presenti sul campo e siamo disponibili a offrire il nostro contributo”, spiega l’arcivescovo di Benevento, monsignor Felice Accrocca.

Lo spopolamento delle aree interne in Italia

In questa quanto mai difficile congiuntura storica, il documento ritrae la realtà di un Paese dove tendono a crescere disuguaglianze e divari, con le differenze che non si trasformano in risorse. Soprattutto i piccoli centri periferici si trovano così “alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni”, si legge nella lettera

A fine 2024 un’inchiesta de “Il Sole 24 Ore” ha rivelato che, negli ultimi dieci anni, lo spopolamento nelle aree interne va a velocità doppia (-5%) rispetto alla media nazionale (-2,2%), con una tendenza ancora più rilevante nell’estrema periferia (-7,7%). Nonostante questa grave crisi demografica la politica fatica a correre ai ripari, come dimostrato dal Ddl di Bilancio 2025 che non ha previsto il contributo per i piccoli Comuni con popolazione sotto i mille abitanti, o dai fondi destinati ai progetti per la riqualificazione dei piccoli Comuni, che hanno coperto solo il 45% delle domande presentate (graduatoria agosto 2024).

Trentino contro lo spopolamento, fino a 100mila euro per i nuovi residenti

Nelle aree interne, dove si ritrovano il 48% dei Comuni italiani, vivono 13,6 milioni di persone, corrispondenti a poco meno di un quarto della popolazione italiana. In un decennio questi borghi periferici hanno perso quasi 700mila abitanti.

Stando alla classificazione Istat, nelle aree interne rientrano i Comuni più piccoli (intermedi, periferici ed ultraperiferici), che si contraddistinguono per la scarsa accessibilità ai servizi essenziali. Si tratta dunque di territori svantaggiati, segnati duramente dal calo demografico nel decennio 2014-2024. Ad esempio, a Rocca de’ Giorgi (Pv) il numero dei residenti si è dimezzato, mentre in altri piccoli centri – quali Terravecchia (Cs), Roccaforte del Greco (Rc) e Montecavallo (Mc) – si è registrata una flessione demografica superiore al 35%. Tra il 2008 ed il 2023 nei Comuni ultraperiferici abbiamo assistito ad un calo delle nascite del 36,1%, mentre altri fenomeni rilevanti in queste aree sono le migrazioni verso i  grandi centri urbani e gli espatri, che fanno registrare valori di ben lunga superiori a quelli della media nazionale.

La critica al Psnai

Nella lettera i vescovi si schierano apertamente contro il recente Piano strategico nazionale delle aree interne (Pnsai) approvato dal governo, che ritrae una situazione allarmante per questi centri periferici, ritenendoli sostanzialmente senza speranza. “La popolazione può crescere solo in alcune grandi città e in specifiche località particolarmente attrattive”, si legge nel Piano, che definisce addirittura l’obiettivo quattro della strategia nazionale come l’“accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. 

“In definitiva, un invito a mettersi al servizio di un ‘suicidio assistito’ di questi territori. Si parla, infatti, di struttura demografica ormai compromessa, ‘con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a se stesse’. In sintesi, il sostegno per una morte felice”, scrivono polemicamente i vescovi nella lettera.

I firmatari invitano ad una diversa narrazione della realtà, ­“capace nel contempo di manifestare una chiara volontà di collaborazione e di sostegno autentico ed equilibrato, al fine di favorire le resistenze virtuose in atto nelle cosiddette Aree Interne, dove purtroppo anche il senso di comunità è messo a rischio dalle continue emergenze, dalla scarsa consapevolezza e dalla rassegnazione”.

D’altronde, orgogliosamente, i vescovi fanno presente che la comunità ecclesiale è una delle poche realtà presenti capillarmente in queste aree periferiche. Un percorso avviato nel maggio 2019, quando i i vescovi della Metropolia beneventana sottoscrissero un documento, intitolato Mezzanotte del Mezzogiorno? Lettera agli Amministratori”, incentrato sui gravi e persistenti ritardi nello sviluppo delle aree interne. Una questione che dal 2021 è affrontata anche in chiave più strettamente pastorale, prevedendo ogni anno a Benevento l’incontro dei vescovi provenienti da ogni parte d’Italia.

Laudate Deum, il grido di Papa Francesco per la lotta alla crisi climatica

Il documento fa inoltre riferimento al lavoro della Caritas, che sta avviando un coordinamento nazionale per le aree interne, al fine di sostenere le comunità locali con l’elaborazione di progetti che promuovano la coesione sociale e quella che vien definita la “restanza”, ovvero la possibilità concreta per le persone – in primis i giovani – di restare in loco per costruire il proprio progetto di vita. In sintesi, un lavoro che nasce da un processo dal basso e si fonda sull’ascolto dei bisogni e sulla mappatura partecipata delle risorse locali.

Scuole di montagna presìdi di comunità, il Consiglio di Stato frena le chiusure

I vescovi sottolineano che l’attenzione alle aree interne ed al loro sostegno è ben evidente pure nella destinazione dei fondi dell’8xmille, che prevedono vari interventi quali l’attivazione di una rete d’infermieri e operatori sociosanitari di comunità, i servizi di taxi sociale e la valorizzazione delle risorse esistenti per favorire l’imprenditoria locale e l’occupazione. L’esito di tutti questi sforzi è il rifiuto della prospettiva emersa dal Psnai: i vescovi ed i pastori di queste aree così fragili ed abbandonate non intendono cedere alla rassegnazione e rilanciano con proposte concrete, per la rinascita di questi borghi isolati e periferici ma altrettanto ricchi di potenzialità.

Le proposte

Dopo aver constatato il fallimento della sequela di documenti e decreti governativi e regionali che, nel corso degli anni, non hanno sortito benefici concreti ma solo consolidato la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali, i vescovi chiedono di modificare la narrazione attuale delle aree interne e sollecitano le forze politiche ed i vari soggetti interessati “a incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, valorizzando un sistema di competenze convergenti, utilizzate non più per marcare differenze, ma per accorciare le distanze tra le diverse realtà nel Paese”.

I firmatari evidenziano la necessità di delineare un percorso plurale e condiviso, tale da generare “un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico”. Ciò che intendiamo per aree interne dovrebbe cambiare, con il passaggio da una visione quantitativa dello spazio e del tempo – dove il concetto di lontananza centro-periferia crea subalternità – ad una visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi.

Si giunge quindi al focus del documento, con l’elencazione di una serie di proposte concrete che possono ridisegnare il futuro per queste aree oggi ai margini, “si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina”, scrivono i vescovi.

Laddove la vita rischia di finire potrebbe assumere una qualità superiore: è questo il monito lanciato dai vescovi, che invitano a non porsi di fronte a queste aree svantaggiate come al capezzale di un morente, un atteggiamento giudicato come un vero e proprio torto al nostro Paese e segno tra l’altro di grave miopia politica. Urge quindi l’inversione di questo trend negativo per evitare guai peggiori, “poiché un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio – per nulla ipotetico – di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto”, scrivono i vescovi nella parte conclusiva della lettera, dove il loro amore per il creato si traduce nella sensibilità verso il tema della tutela ambientale.

Papa Leone XIV eredita da Papa Francesco l’impegno per l’ambiente

Attenzione, partecipazione, condivisione, coesione sociale, solidarietà, fiducia e speranza sono le parole d’ordine dei firmatari di questo prezioso documento, che mira a porre fine a quel mix di scettiscismo e indifferenza che ha finora dominato nella considerazione delle aree più isolate e periferiche del nostro Paese.

In conclusione, i vescovi auspicano che le loro riflessioni, frutto del lavoro sul campo, siano fatte oggetto di attenta riflessione da parte del Governo e del Parlamento, dichiarandosi inoltre disponibili ad un dialogo sereno e costruttivo.

[Credits foto: Chikilino su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli di Abitare

microbiomi domestici

Microbiomi domestici, come le nostre case ospitano ecosistemi invisibili

Microbiomi domestici: come batteri e funghi nelle nostre case influenzano salute, benessere e il legame con l’ambiente Le nostre case non sono soltanto rifugi: sono veri e propri ecosistemi, popolati da una miriade di microrganismi invisibili. Dall’aria che respiriamo alle superfici che tocchiamo, i nostri spazi domestici ospitano batteri, funghi... Leggi tutto
Go toTop