La pesca illegale dei merluzzi sotto taglia mette a rischio la loro sopravvivenza nel Mediterraneo, l’investigazione di Oceana
Nei nostri mari vivono specie ittiche sovrasfruttate, tutelate dalla misura della taglia minima legale per garantire la crescita e riproduzione degli esemplari giovani e quindi la sostenibilità degli stock ittici. La realtà pare però discostarsi nettamente dal rispetto delle leggi, come dimostra il caso dei merluzzi sotto taglia (o più propriamente naselli, merluccius merluccius), che finiscono sulle nostre tavole ben prima del dovuto.
Questo mercato nero in aperta violazione delle norme comunitarie è stato ben documentato da un’investigazione, realizzata da Oceana in collaborazione con Sea Sheperd, che nel maggio scorso ha coinvolto sette località costiere italiane (tra Toscana, Lazio, Campania e Sicilia) e dodici spagnole (tra Catalogna, Comunità Valenciana, Murcia e Andalusia) – già note per la diffusione della pesca a strascico nelle aree chiave di riproduzione del merluzzo – giungendo a risultati sconcertanti.
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Solo per rimanere al nostro Paese, è stata riscontrato che il 91% dei pescherecci a strascico, dei mercati e delle bancarelle presenti nelle aree selezionate pratica la vendita dei merluzzi sotto taglia, mettendo a rischio la sopravvivenza di questa specie che tra quelle demersali è la più sovrapescata nel Mediterraneo occidentale. I risultati di questa indagine sono stati presentati in collaborazione con Altroconsumo in Italia ed OCU in Spagna. Altroconsumo ha realizzato pure un’inchiesta parallela, chiamando in causa i consumatori per sondare il loro livello di conoscenza sulle taglie minime, le loro abitudini di spesa nonché le loro opinioni sull’impatto della pesca e della vendita di pesci sotto taglia.
Oltre a questo prezioso lavoro complessivo di indagine, lo scorso 23 giugno su One Earth è stata pubblicata un’altra interessante inchiesta sulla pesca illegale del merluzzo in Italia, a firma di Francesco De Augustinis, realizzata grazie al supporto di Journalismfund Europe e dell’Earth Journalism Network.
Le norme
Il regolamento UE 2019/1241 ha stabilito che la taglia minima di riferimento (MCRS) per la conservazione del merluzzo deve essere pari a 20 centimetri. Risulta dunque vietata la vendita di esemplari di taglie inferiori, mentre per il novellame accidentalmente catturato è stato sancito il divieto di commercializzazione e di rigetto in mare: quest’ultimo semplicemente deve esser conservato a bordo del peschereccio e sbarcato in porto.
Questa importante norma a tutela della sostenibilità mira ad evitare la pesca e commercializzazione di esemplari – in primis di specie a rischio – che non hanno raggiunto la maturità biologica, ovvero di pratiche che minacciano la biodiversità ed i futuri approvvigionamenti. L’Unione europea (Ue) è impegnata da anni nella prevenzione e disincentivazione della pesca di novellame, tramite l’adozione di piani pluriennali e quadri normativi come quello sopracitato, che prevede anche una serie di misure per limitare i rischi di cattura involontaria di pesci piccoli, quali l’utilizzo di reti con maglie più larghe e l’imposizione di limiti spazio-temporali alla pesca in quelle aree e in quei periodi in cui i branchi di novellame sono più numerosi.
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Le popolazioni di merluzzo stanno purtroppo collassando in tutto il Mediterraneo. Per frenare il sovrasfruttamento e ricostituire gli stock ittici, nel 2019 l’Ue ha adottato il piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale, che aveva fissato al 1° gennaio 2025 la scadenza legale per porre fine alla pesca eccessiva. Gli Stati membri, in realtà, non si sono impegnati a fondo nel rispetto delle norme e nei controlli e la vendita di novellame di merluzzo è ancora ampiamente diffusa, a danno dei pescatori e rivenditori che invece rispettano le regole.
L’inchiesta di Oceana e Sea Sheperd
Oceana e Sea Sheperd, due organizzazioni internazionali impegnata nella tutela dei mari, hanno documentato la vendita in piena vista di naselli sotto taglia direttamente dalle barche o dai banchi del mercato ai consumatori. In alcuni casi, il team che ha svolto l’indagine ha scoperto pure la vendita di novellame nelle pescherie e nei ristoranti intorno ai porti.
“La nostra investigazione rivela un commercio illecito di cuccioli di merluzzo, diffuso e in gran parte non controllato, che si svolge in modo molto visibile nei porti italiani. Questo non solo viola il diritto dell’UE, ma minaccia il recupero di una delle specie più sovrasfruttate del Mediterraneo. Chiediamo alle autorità italiane di intensificare i controlli e di porre fine a questa pratica. Esortiamo inoltre la Commissione europea a garantire il pieno rispetto delle norme comunitarie in materia di pesca”, ha commentato Giulia Guadagnoli, Senior policy advisor di Oceana in Europa.
L’inchiesta ha preso in esame soprattutto i porti ma non ha trascurato pure i mercati del pesce ed i ristoranti. Laddove Oceana ha riscontrato violazioni si è impegnata a raccogliere prove fotografiche e video dello sbarco, della vendita o della somministrazione di naselli sotto i 20 centimetri, particolarmente apprezzati e richiesti per la frittura mista di pesce. Il 100% di irregolarità in base ai controlli effettuati è stato riscontrato a Porto Santo Stefano (Gr), al mercato di Napoli, a quello di Trapani, alla pescheria di Torre Annunziata (Na) ed a Torre del Greco (Na).
Nei porti, Oceana ha documentato che al momento dello sbarco le catture finivano per essere spesso smistate in due contenitori differenti: le scatole bianche di polistirolo, destinate all’asta ufficiale, e le cassette blu di plastica, contenenti novellame, portate direttamente sulla banchina per la vendita diretta ai consumatori lì presenti.
L’inchiesta è andata anche oltre, facendo sorgere forti dubbi pure sulla regolarità e selettività degli attrezzi da pesca. Tra i pesci sbarcati dai pescherecci ne sono stati trovati molti di piccoli dimensioni – non solo merluzzi – a testimonianza del più che probabile utilizzo in mare di reti irregolari, a maglie troppo strette e non conformi alle leggi. “Il possibile uso di attrezzi da pesca non conformi e il rigetto in mare di esemplari sotto taglia sono pratiche che non solo non rispecchiano la normativa in vigore, ma che rischiano di compromettere la ricostituzione degli stock di merluzzo nel Mar Mediterraneo occidentale”, denuncia Altroconsumo.
In Spagna l’inchiesta ha rivelato molte meno irregolarità anche se è stata osservata la prassi diffusa di rigettare pesce in mare prima del ritorno ai porti. Oceana ha inoltre scoperto, su due piattaforme spagnole, la vendita online di merluzzi di taglia tra i 10 ed i 15 cm. Novellame di provenienza italiana che dimostra come l’e-commerce possa facilmente aggirare le catene di approvvigionamento tradizionali. L’investigazione ha scoperto pure la pubblicizzazione della vendita di novellame di merluzzo sui siti web di rivenditori online spagnoli, che confermano la provenienza italiana del prodotto. Vi è dunque un problema anche di tracciabilità. “Oggi, molto di ciò che viene commercializzato come sostenibile è, in realtà, ecologicamente insostenibile. La trasparenza e l’integrità non sono facoltative, ma sono alla base della protezione degli oceani e dell’uomo”, il commento di Andrea Morello, presidente di Sea Shepherd Italia.
La pesca a strascico è la principale responsabile dello sfruttamento eccessivo del merluzzo, che nelle porzioni di mare italiane è stimato intorno al 9% dei livelli considerati sostenibili (dati dello “Scientific, Technical and Economic Committee for Fisheries”, il comitato scientifico europeo che monitora lo status degli stock ittici).
L’indagine di Altroconsumo
Altroconsumo ha svolto un’indagine di accompagnamento all’inchiesta, rivolgendo un questionario ad un gruppo di consumatori iscritti alla piattaforma ACmakers, che ha ottenuto 1.156 risposte valide. Per quanto riguarda il merluzzo, solo il 25% degli intervistati era a conoscenza del limite di taglia, con uno sparuto 3% che è stato pure in grado di quantificarlo. A questo basso livello di conoscenza generale fa però da contraltare il fatto che, una volta appurato questo requisito di legge, il 77% dei consumatori sicuramente (38%) o probabilmente (39%) si è dichiarato disponibile a non acquistare più naselli sotto taglia.
I cittadini chiedono dunque di essere più informati, invocando maggiori controlli e una migliore trasparenza. “L’86% è consapevole che la cattura e la vendita di pesce sotto taglia rappresentano un serio rischio per la biodiversità marina e ben 9 su 10 invocano controlli più stringenti sul rispetto delle norme che proteggono le specie ittiche in pericolo. Norme che l’80% vorrebbe conoscere più a fondo, a conferma della crescente volontà di acquisire gli strumenti per compiere scelte di acquisto più consapevoli e contribuire in prima persona al cambiamento”, commenta Altroconsumo.
“La nostra indagine rivela quanto sia difficile per i consumatori italiani fare scelte corrette nell’acquisto del pesce: i limiti legali delle misure dei pesci sono poco conosciuti. Serve un vero cambiamento culturale, attraverso campagne mirate, per aumentare la consapevolezza sia dei consumatori che dei rivenditori”, ribatte Federico Cavallo, responsabile public affairs e media relations di Altroconsumo, che invita sia ad introdurre controlli sui pescatori per tutelare chi opera correttamente, sia a livello europeo a portare avanti programmi – compresi quelli relativi ai sussidi – per incentivare coloro che si impegnano in favore della sostenibilità.
Le richieste
Per evitare la vendita di novellame di merluzzo e favorire la ripresa di questa specie nel Mediterraneo occidentale, Oceana, Sea Shepherd, Altroconsumo ed OCU hanno formalizzato delle richieste all’Italia ed agli altri Paesi coinvolti. In primis urge il rafforzamento dell’applicazione delle norme, tramite l’aumento sia delle ispezioni in mare e nei porti, sia dei controlli nei mercati e nei ristoranti. Andrebbe inoltre migliorata la selettività della pesca, estendendo le chiusure nelle aree di crescita e di riproduzione e rendendo obbligatoria l’adozione di reti con maglie di dimensioni maggiori.
Di non minore importanza è poi il miglioramento nell’etichettatura dei prodotti ittici, al fine di fornire informazioni precise ai consumatori e favorire gli acquisti responsabili, grazie anche a campagne di informazione pubblica. “Inoltre, la Commissione europea deve garantire che le autorità nazionali applichino le regole del piano pluriennale per il Mediterraneo occidentale e dedichino risorse adeguate alle ispezioni nei porti e nei mercati”, aggiungono i richiedenti.
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Agire subito è fondamentale per evitare il collasso definitivo di questa specie sovrasfruttata.
[Credits foto: Javier Lòpez, EUO-OCEANA]
