Stop Mercosur, con una petizione le organizzazioni animaliste chiedono di bloccare l’accordo commerciale tra l’Ue ed i Paesi del Mercosur
Stop Mercosur è la petizione supportata dalla coalizione Vote for Animals e promossa da sei organizzazioni animaliste (Animal Equality, Animal Law Italia – ALI -, CIWF Italia, Essere Animali, Lega Antivivisezione – LAV – e LNDC Animal Protection), che chiede al Governo italiano di bloccare la ratifica dell’accordo commerciale tra l’Unione europea (Ue) ed i quattro Paesi sudamericani del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), finché non verranno garantiti standard equivalenti a quelli europei in materia di benessere animale, ambiente e salute.
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Secondo i promotori, infatti, questo accordo danneggia l’ambiente, la salute pubblica, l’agricoltura biologica e gli animali, poiché mira al solo profitto economico e mette a rischio la legislazione europea ed i progressi da essa compiuti negli ultimi anni. “Se venisse approvato senza modifiche, sarebbero consentite importazioni di carne proveniente da allevamenti intensivi dove esistono ancora pratiche vietate in Europa da decenni: mutilazioni senza anestesia, uso preventivo di antibiotici e sostanze considerate pericolose, e sovraffollamento senza limiti, come nel caso dei feedlot brasiliani. Inoltre, rischiamo una nuova ondata di deforestazione in Amazzonia e Brasile, a causa della necessità di coltivare sempre più soia da destinare agli allevamenti intensivi. La carne a basso costo è salatissima per il Pianeta!”, spiega Paola Sobbrio, responsabile progetto Animal Law Italia, l’associazione che coordina la mobilitazione in Italia affinché il nostro governo faccia sentire la sua voce a Bruxelles.
“Dobbiamo far capire che i cittadini chiedono più tutele per gli animali, non ulteriori rallentamenti nell’avanzamento della legislazione europea. Nei prossimi mesi ci impegneremo a fondo per aumentare la consapevolezza del pubblico su questo tema e per raccogliere il sostegno di altre realtà della società civile”, chiarisce ancora Sobbrio. La maggiore attenzione dei cittadini italiani verso la sostenibilità, la sicurezza alimentare ed il benessere animale pare infatti confermata sia dall’Eurobarometro sul benessere alimentare (2023) – da cui è emerso che l’89% degli intervistati pretende una maggiore tutela per gli animali da allevamento, mentre l’87% chiede che le regole vigenti in Europa siano fatte valere anche per i prodotti alimentari importati – sia dall’Eurobarometro sulla Politica agricola comune (Pac), secondo cui il 52% degli italiani considera l’agricoltura molto importante per il futuro dell’Europa ed il 72% è favorevole al cambiamento dei metodi produttivi anche a costo di perdere competitività, pur di contrastare il cambiamento climatico.
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L’accordo commerciale Ue-Mercosur
Concluso dopo oltre vent’anni di negoziati, l’accordo di libero scambio tra l’Ue ed il Mercosur (Mercado Común del Sur) è stato firmato il 6 dicembre 2024 a Montevideo (Uruguay), al fine di promuovere l’integrazione economica tra i 27 Paesi europei ed i quattro sudamericani, che assieme rappresentano un prodotto interno lordo di circa 20 trilioni di dollari ed oltre 700 milioni di consumatori.
Nell’arco di dieci anni, “i paesi del Mercosur liberalizzeranno progressivamente il 90% delle importazioni di beni industriali dall’Ue e il 93% di quelle dei prodotti agricoli, con l’obiettivo di ridurre barriere tariffarie e non tariffarie e di promuovere il commercio e gli investimenti in settori strategici come le materie prime critiche e i servizi”, specifica il nostro Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che considera tale accordo di partenariato come il trattato commerciale più rilevante stipulato dall’Ue in termini di peso economico. Lo stesso Ministero specifica che l’intesa prevede pure clausole ambiziose per la sostenibilità, oltre ad impegni per il rispetto dell’Accordo di Parigi e per la protezione dei diritti dei lavoratori.
“Per quel che riguarda l’UE, l’accordo ridurrà dazi su prodotti strategici, rafforzando la competitività industriale e rendendo più resilienti le catene di fornitura; per il Mercosur, inoltre, rappresenterà un incentivo allo sviluppo industriale. L’accordo prevede inoltre la tutela di circa 350 indicazioni geografiche europee e la liberalizzazione degli appalti pubblici. Un’analisi d’impatto evidenzia benefici significativi per entrambe le aree – ma soprattutto per il Mercosur –, con un incremento del PIL e del commercio bilaterale. Per l’Italia, nonostante alcune resistenze politiche e settoriali, sono attese crescite soprattutto nei settori meccanico e siderurgico”, ribatte ancora il Ministero degli Affari Esteri.
La definitiva entrata in vigore del Mercosur dipende ora dalla ratifica dei Paesi membri Ue e dal superamento delle opposizioni nazionali. Al fine di facilitare il processo, nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (2028-2034) la Commissione europea proporrà una riserva di un miliardo di euro per mitigare gli eventuali impatti negativi sul settore agricolo.
A fronte di alcuni vantaggi appurati, questo accordo di liberalizzazione commerciale – che prevede pure la riduzione del 92% dei dazi sulle esportazioni dai Paesi del Mercosur all’Ue – ha sollevato critiche da più parti, in particolar modo dal comparto agro-alimentare per la mancanza di reciprocità ed equità nei rapporti. L’intesa risulterebbe quindi altamente penalizzante per le produzioni italiane ed europee in termini di concorrenza e sicurezza alimentare.
L’Associazione italiana coltivatori, ad esempio, sottolinea che “per il settore agroalimentare, l’accordo solleva forti preoccupazioni sull’equità della competizione per determinati comparti agricoli europei, che si troverebbero a confrontarsi con prodotti sudamericani attualmente ottenuti con standard produttivi meno rigorosi in termini di sicurezza alimentare (ad esempio, l’uso di prodotti fitosanitari vietati in Europa, ma anche l’applicazione delle norme relative al benessere degli animali). Inoltre, standard di lavoro e di sicurezza più bassi consentono di produrre a costi inferiori, favorendo non solo l’ingresso di merci a costo ridotto, ma anche possibili impatti ambientali negativi”.
Per quanto riguarda le importazioni agroalimentari, la Commissione europea ha definito specifici contingenti tariffari per alcuni prodotti “sensibili”, tra cui: carne bovina (concessione di un quantitativo aggiuntivo di 99mila tonnellate in sei anni con dazio al 7,5%); pollame (quota extra di 180mila tonnellate in sei anni a dazio zero); carne suina (quota di 25mila tonnellate in sei anni a dazio zero); riso (60mila tonnellate a dazio zero in sei anni); miele (quota 45 mila tonnellate a dazio zero); etanolo (650mila tonnellate). Un accordo che la Confederazione italiana agricoltori (Cia) ha giudicato squilibrato, riguardando settori altamente vulnerabili alle perturbazioni del mercato.
La petizione
I promotori della petizione Stop Mercosur contestano questo accordo per la trascuratezza verso il benessere animale, poiché consente l’importazione di carne dai Paesi Mercosur che non rispettano gli standard europei su trasporto, allevamento e macellazione. “Gli animali da allevamento nei Paesi Mercosur spesso vivono in condizioni estreme: polli a crescita rapida in densità altissime, bovini confinati in feedlot, mutilazioni senza anestesia. Tutto ciò è vietato o regolato in Europa, ma l’accordo permetterebbe l’ingresso libero di questi prodotti nel mercato unico”, si legge nel testo.
Nell’accordo non vi è alcun obbligo vincolante sul benessere degli animali e così, paradossalmente, mentre l’Ue si sta faticosamente impegnando per riformare la sua legislazione al fine di vietare le gabbie, ridurre le mutilazioni e bloccare l’uso di razze a crescita rapida, dai Paesi del Mercosur potrebbe arrivare della carne prodotta con sistemi di allevamento altamente intensivi, a basso costo e particolarmente cruenti per gli animali. Tra questi rientrano gli allevamenti avicoli senza limiti di densità ed i terribili feedlot per i bovini, dove gli animali sono confinati in aree anguste e sottoposti ad un’alimentazione specifica per farli aumentare velocemente di peso prima della macellazione. Il tutto rientra nell’ottica delle economie di scala, votate alla massima resa nel minor tempo possibile ed al più basso costo, al prezzo però di indicibili sofferenze per gli animali e di impatti ambientali enormi in termini di inquinamento dell’acqua, dell’aria e del suolo.
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Il Mercosur tradirebbe dunque la riforma dell’Ue sul benessere animale e rischierebbe di trasformarsi in un ulteriore incentivo a quegli allevamenti intensivi già oggetto di forti critiche nel Vecchio Continente.
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La petizione Stop Mercosur sottolinea inoltre il rischio ambientale correlato alla sottoscrizione di questo accordo, che “stimolerebbe l’importazione di carne e soia da aree colpite da deforestazione massiccia, come l’Amazzonia e il Cerrado. L’Europa, pur avendo approvato una legge per fermare la deforestazione importata, verrebbe costretta ad accettare i certificati ambientali emessi dai Paesi Mercosur, anche se inaffidabili”.
Vi è inoltre il problema della concorrenza sleale, perché se è vero che i produttori europei sono sottoposti ad una legislazione molto rigorosa in materia di ambiente, sicurezza e benessere animale, altrettanto non può dirsi per i nostri competitor extra-Ue. Negli allevamenti dei Paesi Mercosur, ad esempio, sono ancora ampiamente utilizzati anabolizzanti, antibiotici e perfino pesticidi vietati nell’Ue, quali l’atrazina.
“L’accordo non prevede strumenti per escludere questi prodotti dal mercato europeo, favorendo la resistenza antimicrobica e mettendo a rischio la salute pubblica”, denuncia la petizione Stop Mercosur. Un altro rischio tutt’altro che trascurabile riguarda l’assenza di ispezioni in loco per autorizzare le esportazioni verso l’Ue. Affidarsi ai sistemi di controllo dei Paesi Mercosur non rappresenta però una garanzia, basti pensare, ad esempio, che la tracciabilità dalla nascita al macello è garantita solo in Uruguay e che in Brasile permangono falle nei controlli sulla carne bovina, tali da non rassicurare sull’assenza dell’ormone estradiolo vietato in Europa.
La mancanza di controlli rappresenta “una falla enorme che espone i cittadini europei a rischi sanitari e alimentari, minando i controlli di qualità dell’Ue”, scrivono le organizzazioni promotrici della petizione Stop Mercosur, che mirano a raccogliere 10mila firme entro metà settembre.
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