Righeira è sinonimo di intramontabili tormentoni estivi destinati a durare nel tempo. Dietro la spensieratezza dei loro successi si cela un profondo messaggio ecologico e pacifista.

Righeira è il nome dell’iconico duo italiano che negli anni ’80 è riuscito a sfornare un successo dietro l’altro, diventando a tutti gli effetti re dei tormentoni estivi. Questa particolare tipologia di brano è spesso destinata ad esaurirsi nell’arco di una sola stagione, ma ci sono eccezioni di spessore che con il passare delle decadi non hanno smesso di risuonare accompagnandoci nel corso della nostra vita a ritmo di musica.
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È proprio il caso dei successi dei Righeira, che continuiamo a cantare come il primo giorno. I brani di Johnson e Michael Righeira, infatti, sono la prova che non tutti i tormentoni sono effimeri e che, al contrario, possono rivelarsi intramontabili e sempre attuali.
Sempre attuale è anche il loro significato, che soltanto apparentemente si limita a raccontare i colori e la serenità delle vacanze estive. Leggendo più attentamente i testi e contestualizzandoli nella storia, non è insolito imbattersi in sfumature di senso più profonde che hanno a che fare con l’ecologia e con la politica, in un’ottica di pace.
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Come non scorgere questi temi nell’irresistibile Vamos a la Playa, brano del 1983 che ognuno di noi ha canticchiato felicemente almeno una volta nella vita. Proprio in quelle parole così estive, in lingua spagnola, è possibile individuare però tutta la preoccupazione per il futuro del nostro Pianeta.
Alle immagini canoniche della spiaggia come luogo rilassante fatto di sole e di mare, i Righeira contrappongono uno scenario apocalittico e angosciante, tossico e mortale. Si parla di bombe che esplodono con radiazioni che bruciano e abbronzano di blu, di un vento radioattivo che scompiglia i capelli.
“Andiamo in spiaggia, il mare è finalmente pulito. Niente più pesci puzzolenti, ma acqua fluorescente”. Un testo antifrastico e sarcastico che racconta come, sotto ai nostri occhi, la natura viene distrutta dall’inquinamento crescente, così come da minacce persino più grandi e distruttive.
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Il racconto di una spiaggia dalle sembianze post-atomiche ci riporta alla mente che quella del 1983 (e non solo) era un’estate particolare, segnata dalla snervante paura di un’imminente deriva nucleare della Guerra fredda. Da lì a pochi anni, inoltre, si verificherà la tragedia di Chernobyl, che renderà ancora più visibili e concreti gli effetti di un disastro radioattivo.
Lo stesso clima di inquietudine si respira nel tormentone con cui i Righeira sbancano le classifiche nel 1985, L’estate sta finendo. Intro inconfondibile e immortale, un motivetto allegro e giulivo che, ancora una volta trae in inganno e propone al pubblico una riflessione interessante.
L’estate sta finendo è un brano che offre vari livelli di lettura. Il primo, quello più letterale, racconta la classica malinconia che prende con l’avvicinarsi della fine delle vacanze e del ritorno in città alla vita di sempre. È anche una metafora della giovinezza, quella presa di consapevolezza che è arrivato il momento di assumerci le nostre responsabilità e che non ci sarà mai più un momento della vita così sereno e scevro da preoccupazioni.
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E se ci fosse anche dell’altro? Ancora una volta, i Righeira ci invitano a ragionare su quanto sia necessario smettere di ignorare i problemi e prendere coscienza della necessità di agire per risolverli. L’estate del Pianeta sta per finire, è tempo di guardare in faccia la realtà e di capire come resistere ad un inverno fatto di guerre, di emergenza climatica, di imbarbarimento della società.
Così come il più recente Mengoni di Sto bene al mare, per i Righeira l’affacciarsi di questa nuova epoca comporta importanti decisioni da prendere. Godersi con ignavia ed egoismo gli ultimi scampoli estivi o impegnarsi affinché anche chi verrà dopo di noi possa beneficiare della bella stagione.
