Secondo il Report 2025 Economie di luogo, le cooperative di comunità in Italia sono 321, diffuse in oltre 70 province. Realtà che rafforzano i territori, generano occupazione e, in molti casi, integrano pratiche di sostenibilità ambientale nella loro attività.
Cooperative di comunità in Italia come attori di sviluppo locale. Il Report 2025 Economie di luogo, promosso da AICCON con il supporto di Legacoop e altri partner, ne censisce 321: 220 già operative e 101 in via di costituzione. Sono esperienze nate in piccoli Comuni, borghi a rischio spopolamento e quartieri urbani fragili, dove la comunità si organizza per garantire servizi, valorizzare risorse locali e rafforzare i legami sociali.
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Numeri e territori: una realtà diffusa
Il 65% delle cooperative si trova in aree interne e il 69% in Comuni con meno di 5.000 abitanti. In totale coinvolgono circa 5.383 soci, danno lavoro a 560 persone e generano un fatturato aggregato di 33,5 milioni di euro. Nonostante dimensioni ridotte — nove su dieci sono microimprese, spesso con capitale sociale sotto i 10.000 € — queste realtà hanno un impatto tangibile sulla qualità della vita dei territori.
Attività e sostenibilità ambientale
Le cooperative di comunità operano in settori molto diversi: cultura e turismo esperienziale (54,5%), servizi ambientali ed energetici (29,5%), ristorazione e bar (27,7%), commercio alimentare (16,1%), agricoltura (13,4%).
Il 12% nasce espressamente per rispondere a vulnerabilità urbane o ambientali, segno che la cura del territorio è una delle leve fondamentali. Spesso si tratta di recuperare beni comuni, come edifici dismessi o aree naturali, restituendoli all’uso collettivo attraverso attività che promuovono turismo sostenibile, manutenzione di spazi verdi, tutela del paesaggio e biodiversità.
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Cooperative di comunità in Italia: cittadini protagonisti
Uno degli aspetti più innovativi è il coinvolgimento diretto dei cittadini. Un quarto delle cooperative co-progetta servizi con la comunità, il 24% apre i processi decisionali anche ai non soci e il 16% beneficia di contributi in forma di volontariato.
La base sociale è variegata: il 26% sono volontari, il 24% lavoratori, il 22% utenti. È un modello inclusivo, che rafforza la coesione sociale e crea senso di responsabilità collettiva verso il territorio.
Fragilità e sfide
Il modello economico si regge sulla vendita di beni e servizi (35%), su bandi pubblici (21%), convenzioni con enti locali (16%) e quote associative (13%). Tuttavia, la dipendenza da risorse instabili e la scarsità di capitale patrimoniale restano elementi critici: il 18% delle cooperative ha patrimonio netto negativo.
Inoltre, sul fronte delle competenze interne, emerge un bisogno di rafforzamento. Ed effettivamente, solo il 37,5% delle cooperative valuta buone le proprie capacità nella transizione verde, e appena il 20,8% quelle digitali.
Opportunità e prospettive
Il Report evidenzia un grande potenziale. Queste cooperative, infatti, non solo rispondono a bisogni sociali ed economici, ma in molti casi offrono soluzioni per la tutela del paesaggio e la valorizzazione delle risorse ambientali.
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Per crescere, però, serve una cornice normativa chiara, sostegni economici stabili e investimenti in competenze, così da consolidare l’impatto positivo sui territori.
Le cooperative di comunità in Italia dimostrano, insomma, che sviluppo locale, coesione sociale e attenzione all’ambiente possono convivere. Si tratta di esperienze radicate, spesso fragili, ma capaci di innovare la vita dei territori e generare valore condiviso. A un patto: investire in un modello di futuro che unisca comunità e sostenibilità.
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