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Olio alimentare esausto, l'importanza del corretto smaltimento - eHabitat
3 Ottobre 2025

Olio alimentare esausto, l’importanza del corretto smaltimento

olio esausto

L’olio alimentare esausto è altamente inquinante se non correttamente smaltito, le indagini di Altroconsumo rivelano le criticità dello smaltimento ed i vantaggi del riciclo

L’olio alimentare esausto è uno dei rifiuti domestici più inquinanti, tanto che un solo litro non smaltito correttamente può contaminare un milione di litri d’acqua, stando a quanto sostiene il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Se raccolto e smaltito in modo corretto, però, questo rifiuto può esser rigenerato e trasformarsi in nuove risorse, con notevoli vantaggi ambientali ed economici.

Una doppia indagine sul tema realizzata da Altroconsumo, che ha coinvolto semplici cittadini ed amministrazioni comunali, ha rivelato varie criticità, quali la scarsa conoscenza della popolazione sul corretto smaltimento, la carenza di informazioni chiare e facilmente accessibili e  l’insufficiente diffusione dei punti di raccolta in tutto il territorio nazionale.

Un rifiuto inquinante

Di origine vegetale (oliva, mais, girasole, arachidi, soia), l’olio alimentare esausto è il residuo dei processi di cottura e frittura in cucina. Si tratta di un fluido viscoso e denso, di colore dal giallo al rosso-bruno, che ha perso la sua originale purezza e genuinità a causa della sottoposizione ad alte temperature. Nella categoria rientrano pure i residui degli oli da cucina utilizzati per condire o per conservare gli alimenti.

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Gli oli alimentari esausti non sono idonei al consumo ed al riutilizzo in cucina e si configurano come rifiuti altamente inquinanti e pericolosi se dispersi nell’ambiente e non correttamente smaltiti. Guai dunque a gettarli nel lavandino e nel water di casa, o nel suolo od in acque superficiali.

“Se l’olio esausto raggiunge le falde acquifere, può inquinare pozzi e terreni coltivabili, compromettendo la qualità dell’acqua potabile e la salubrità dei suoli. Quando arriva in fiumi, laghi o mari, invece, forma una patina superficiale che ostacola il passaggio della luce solare e la corretta ossigenazione dell’acqua, alterando profondamente l’equilibrio della flora e della fauna acquatica. A livello urbano, lo smaltimento scorretto dell’olio da cucina può causare danni anche ai sistemi di depurazione, intasando le tubature, rallentando i processi di trattamento delle acque reflue e aumentando i costi di manutenzione degli impianti. Infine, c’è anche un rischio domestico: buttato nel lavandino, l’olio tende a raffreddarsi e a solidificarsi, aderendo alle pareti dei tubi e ostruendo lo scarico, con conseguenti costi per riparazioni e spurghi”, chiarisce Altroconsumo.

Seppur si tratti di alimenti, gli oli da cucina esausti non sono compostabili, sono difficilmente biodegradabili e contaminano l’ambiente. Solo se in piccole quantità, come quando ad esempio costituiscono un piccolo residuo sul fondo di una padella, possono essere assorbiti con un po’ di carta da cucina e gettati nella raccolta indifferenziata o dell’organico.

Il corretto smaltimento dell’olio alimentare esausto

Tutto l’olio alimentare esausto, utilizzato indifferentemente per condire, friggere o conservare i cibi, deve esser fatto raffreddare – quando necessario – e raccolto in bottiglie di plastica ben pulite e tappate, per esser consegnato nei centri di raccolta predisposti dal proprio Comune, o presso la piazzola ecologica od in alcuni negozi che effettuano la raccolta tramite appositi contenitori.

Per sapere dove effettuare il conferimento basta quindi consultare le informazioni fornite dal Comune di residenza o dalla società municipalizzata che gestisce i rifiuti. “Per facilitare il corretto smaltimento, in molti Comuni sono stati predisposti anche punti di raccolta più accessibili ai cittadini, per esempio presso scuole, centri commerciali, parrocchie, mercati, o tramite stazioni mobili itineranti. Vale la pena sempre verificare sul sito del proprio comune o della municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti eventuali alternative alle isole ecologiche più vicine a casa”, precisa Altroconsumo.

Questa importante procedura è una forma di economia circolare che apporta notevoli vantaggi ambientali ed economici, poiché grazie al riciclo l’olio alimentare esausto può esser trasformato in biodiesel, lubrificanti, saponi e detergenti industriali, cosmetici, grassi per la concia, cere per auto e numerosi altri prodotti industriali. Il 90% dell’olio alimentare esausto recuperato in Italia serve a produrre biodiesel, un carburante rinnovabile. Il corretto smaltimento consente dunque una nuova vita all’olio già utilizzato in cucina, contribuendo al contempo al risparmio di risorse ed alla riduzione delle emissioni di gas serra.

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In Italia l’ente responsabile della raccolta e del corretto smaltimento di questo rifiuto è il Consorzio nazionale raccolta e trattamento  degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (Conoe), il cui fine primario è quello di “organizzare, controllare e di monitorare la filiera degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti a fini ambientali, a tutela della salute pubblica e allo scopo di ridurre la dispersione del rifiuto trasformando un costo ambientale ed economico in una risorsa rinnovabile”. Cresciuto nel tempo, attualmente il sistema consortile include 13 associazioni di categoria in rappresentanza di oltre 300mila produttori di olio esausto, un’associazione di categoria in rappresentanza di oltre 500 aziende di raccolta e stoccaggio, due associazioni ed oltre 60 aziende di rigenerazione per il riciclo del rifiuto in materie prime seconde, ed infine quattro associazioni  di categoria in rappresentanza dei produttori di oli alimentari.

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Purtroppo però resta ancora molto da fare per garantire buone percentuali di raccolta nel nostro Paese, dove ogni anno si producono circa 260.000 tonnellate di olio alimentare esausto, due terzi delle quali provengono da abitazioni private. Il Conoe, infatti, ha calcolato che solo il 10% di questo rifiuto viene correttamente raccolto e trattato, una percentuale confermata dai più recenti dati forniti dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra), secondo cui la media nazionale di rifiuto di olio raccolto a livello domestico si attesta a solo 0,24 litri per abitante.

Le indagini di Altroconsumo

Lo scorso giugno Altroconsumo ha analizzato i siti web istituzionali dei dieci Comuni più popolosi d’Italia al fine di verificare la presenza, correttezza e chiarezza delle informazioni ai cittadini sul corretto smaltimento dell’olio alimentare esausto.

“Dall’analisi dei siti emerge che le informazioni sul corretto smaltimento dell’olio alimentare esausto a livello generale sono corrette e facilmente reperibili nella maggior parte dei Comuni analizzati, meno in altri. Le città più virtuose mettono anche a disposizione opuscoli informativi che spiegano l’impatto inquinante dell’olio esausto disperso nell’ambiente, le possibilità di riciclo e le modalità corrette di raccolta. Altre, invece, dovrebbero fare di più per diffondere queste informazioni, rendendole più chiare e accessibili”, commenta Altroconsumo.

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L’indagine condotta dalla principale organizzazione italiana dei consumatori ha rivelato anche alcune criticità, in primis lo scarso numero dei centri di raccolta, aperti spesso solo pochi giorni a settimana ed in orari limitati e difficilmente raggiungibili per coloro che non dispongono di una propria automobile. Balzano all’occhio i casi virtuosi dei Comuni di Torino e Genova, che hanno dislocato più punti di raccolta sul loro territorio, o quelli dei Comuni di Milano, Roma e Bari, dimostratisi pronti a diversificare l’offerta creando punti di raccolta nei supermercati e mercati comunali (Milano), nelle scuole (Roma) e nelle parrocchie (Bari). Si tratta purtroppo però di iniziative isolate, “se il servizio di raccolta dell’olio esausto non viene reso ancora più accessibile sull’intero territorio, con iniziative di prossimità, si corre il rischio che i cittadini si scoraggino e che cedano alla tentazione di buttare l’olio esausto nel lavandino o nel WC pur sapendo di sbagliare, con pesanti conseguenze ambientali ed economiche”, denuncia Altroconsumo.

Per quanto riguarda invece l’indagine sulle abitudini dei cittadini, che ha coinvolto mille iscritti alla piattaforma ACmakers, Altroconsumo ha rivelato che la maggior parte degli intervistati conosce le regole stabilite dai diversi Comuni per lo smaltimento dell’olio alimentare esausto, ma anche in questo caso non mancano problematiche. Ad esempio, tre intervistati su dieci hanno ammesso di gettare l’olio alimentare esausto nel water o nel lavandino perché ritengono scomodo il corretto smaltimento, mentre quattro su dieci tra coloro che seguono questa errata e nociva procedura hanno dichiarato di non essere a conoscenza della necessità di differenziazione di tale rifiuto. Note negative giungono anche dal resto del campione, che ha affermato di non ritenere l’olio alimentare esausto un rifiuto pericoloso.

L’indagine ha rivelato in dettaglio le principali criticità riguardanti rispettivamente lo smaltimento dell’olio da frittura, rancido o scaduto, o utilizzato per la conservazione del tonno o dei cibi in scatola. In conclusione, Altroconsumo ha elencato una serie di proposte per ovviare alle problematiche emerse dalle due indagini, a partire dalla necessità di rendere più numerosi ed accessibili i punti di raccolta, grazie ad interventi coordinati e condivisi a livello nazionale, uniti ad apposite iniziative territoriali.

Se lo scarso numero e la difficile accessibilità dei centri di raccolta costituisce il primo ostacolo al corretto smaltimento dell’olio alimentare esausto, un altro grosso limite è dovuto alla mancata informazione dei cittadini su questa pratica di economia circolare così rilevante. Altroconsumo evidenzia dunque la necessità di realizzare campagne di sensibilizzazione e comunicazione strutturate su più livelli, a partire dalle scuole, fino ai siti web di Comuni, municipalizzate e consorzi, per arrivare ai luoghi di villeggiatura ed infine alle singole famiglie, grazie anche alla distribuzione ad ognuna di queste di contenitori dedicati alla raccolta dell’olio, quali piccoli bidoncini o imbutini.

Infine, Altroconsumo raccomanda di introdurre degli standard minimi per la raccolta a livello nazionale da far rispettare a tutti i Comuni. Tra questi: un numero adeguato di punti di raccolta sul territorio, proporzionato alla dimensione del Comune e al numero di abitanti; distanze massime ragionevoli tra i punti di raccolta e le abitazioni dei cittadini per agevolare il conferimento; indicatori ed obiettivi di raccolta legati alla popolazione residente, al fine di monitorare l’efficacia del servizio.

Il corretto smaltimento dell’olio alimentare esausto è un gesto di amore verso l’ambiente che apporta innumerevoli benefici, non dimentichiamocelo.

[Credits foto: ivabalk su Pixabay]

Marco Grilli

Laureato in Lettere moderne, giornalista pubblicista e ricercatore in storia contemporanea, è consigliere dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’Età contemporanea. Nei suoi studi si è occupato di Resistenza, stragi nazifasciste e fascismi locali, tra le sue pubblicazioni il volume “Per noi il tempo s’è fermato all’alba. Storia dei martiri d’Istia”. Da sempre appassionato di tematiche ambientali, ha collaborato con varie testate online che trattano tali aspetti. Vegetariano, ama gli animali e la natura, si sposta rigorosamente in mountain bike, tra i suoi hobby la corsa (e lo sport in generale), il cinema, la lettura, andar per mostre e la musica rock.

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