Lenti a contatto: impatto ambientale, effetti sull’uomo e corrette modalità di smaltimento per ridurre la diffusione di microplastiche
Piccole, leggere e apparentemente innocue, le lenti a contatto sono diventate un accessorio indispensabile per milioni di persone nel mondo. Eppure, dietro la loro praticità si nasconde un impatto ambientale tutt’altro che trascurabile soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento da microplastiche.
Le lenti a contatto sono state inventate nell‘800 e da quel momento hanno subito un‘evoluzione incredibile diventando le lenti sottili che conosciamo oggi. Possono essere composte da due tipi di materiali: silicone idrogel (per le lenti morbide) e polimeri vetrosi (per le lenti rigide). Questo significa che sono composte da materiali plastici, difficili da decomporre.
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Lenti a contatto, una minaccia per la salute nostra e del pianeta
La loro composizione le rende non biodegradabili e per questo una minaccia per l’ambiente, in particolare per gli animali acquatici, che ne vengono a contatto a causa di uno scorretto smaltimento da parte degli utilizzatori.
Nonostante sulla confezione siano riportate le giuste modalità di conferimento, queste vengono molto spesso ignorate. Quando, dopo l’utilizzo, esse vengono gettate nei WC o nei lavandini, entrano nella fitta rete di impianti di trattamento delle acque, dove si degradano in microplastiche.
Dagli scarichi domestici, passano poi ai fiumi e di conseguenza le microplastiche delle lenti a contatto finiscono nei mari, dove vengono ingerite dagli animali marini. Entrando nei corpi dei pesci, attraverso la catena alimentare, le microplastiche finiscono anche sulle nostre tavole.
Gli esseri umani infatti entrano a contatto con le microplastiche attraverso cibi, bevande e acqua.
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Anche per questo motivo le microplastiche sono state trovate nel corpo umano: dalle deiezioni al sangue, dalla placenta ai polmoni e più recentemente anche nell’umor vitreo, sostanza gelatinosa posta tra il cristallino e la retina, che occupa circa l’80% del volume del bulbo oculare.
La presenza di microplastiche nell’occhio è causata anche da una sovraesposizione dei tessuti oculari al contatto con le lenti, in particolare dopo un’esposizione di circa 300 ore all’irradiazione solare.
Come conferire le lenti a contatto nei rifiuti in modo corretto
Le lenti a contatto, oltre a essere un prodotti monouso che vanno ad alimentare le discariche subito dopo l’utilizzo, devono essere smaltite nell’indifferenziato.
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Le altre componenti della confezione vanno invece gettate in base al loro materiale:
- Il liquido residuo (soluzione salina) può essere versato nel lavandino.
- I flaconi in plastica vanno conferiti nella raccolta della plastica.
- Il blister, se è in alluminio, deve essere smaltito nei metalli; se invece è in plastica, va gettato nella plastica.
- La scatola esterna e il foglietto illustrativo vanno gettati nella raccolta della carta.
Alternative ecologiche
Nonostante la ricerca scientifica si stia attivando per offrire un’alternativa biodegradabile all’uso delle lenti a contatto, questa ancora non è disponibile per i consumatori.
Ciò significa che, in attesa di un nuovo prodotto ecologico, non ci resta che smaltire le lenti correttamente, evitando in ogni modo che esse entrino a contatto con l’acqua e per quanto possibile di ricorrere agli occhiali da vista.
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