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Riparare le cose e condividere i saperi, due armi contro l'usa e getta

Riparare le cose e condividere i saperi, due armi contro l’usa e getta

Riparare le cose, repair cafe

Aggiustare e riparare le cose sono abitudini che abbiamo perso, ma tante sono le iniziative per aiutarci a ritrovarle e contrastare la cultura dell’usa e getta

In un mondo in cui il consumismo è ormai all’ordine del giorno e dove la cultura dell’usa e getta è ben radicata nel nostro quotidiano, stiamo progressivamente perdendo alcune delle nostre migliori doti come la creatività, l’inventiva, l’ingegno, l’arte di arrangiarsi. L’abilità del riparare oggetti rotti sembra ormai diventata un dono riservato a pochi eletti e a qualche professionista che lo fa di mestiere.

The Repairman, intervista a Paolo Giangrasso co-produttore del film

Non è una novità: le cose si rompono, complici la bassa qualità di materie prime o di lavorazione e il controverso fenomeno dell’obsolescenza programmata, la strategia adottata da certe industrie volta a limitare il funzionamento dei prodotti nel tempo. Sono proprio queste le premesse che ci hanno trasformato in un popolo di spreconi, esperti produttori di immondizia, che necessitano di eventi e iniziative, come la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti da poco conclusa, per ri-educarsi alla cultura della valorizzazione e del recupero.

Fortunatamente però un sentimento di rivalsa e di voglia di cambiare le cose si sta diffondendo, da un lato per necessità economiche, dall’altro per urgenze ambientali. Il Repair Cafè ne è un esempio concreto e vincente. Nata ad Amsterdam nel 2009, la fondazione senza fini di lucro organizza centri di riparazione comunitari dove chiunque può portare ad aggiustare gratuitamente ciò che non funziona più. I vantaggi sono molteplici: si ha l’opportunità di riparare oggetti in disuso senza spendere soldi e si ha l’occasione di imparare antichi mestieri attraverso la condivisione di saperi e abilità. Il tutto accompagnato, ovviamente, da una tazza di caffè. E così che vestiti, mobili, elettrodomestici, biciclette, stoviglie, scarpe e giocattoli riprendono vita nei centri di riparazione grazie a mani esperte, pronte ad insegnare, che mettono a disposizione tutti gli strumenti e i materiali necessari.

Si viene così a creare un’atmosfera di complicità, di apprendimento e condivisione, dove possono anche nascere nuove amicizie. L’oggetto riparato acquisisce maggior valore e ci procura una soddisfazione che nulla ha a che vedere con il semplice e banale acquisto di un oggetto nuovo. Dai Paesi Bassi, i Repair Cafè si sono diffusi in tutto il mondo, con maggior concentrazione in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia.

Diritto alla riparazione, in vigore la nuova normativa UE per allungare la vita agli elettrodomestici

In particolare nel Regno Unito è nato un movimento affine, il Restart Project, ideato da Ugo Vallauri e Janet Gunter, residenti a Londra. Anche in questo caso vengono progettati incontri di riparazione e condivisione delle abilità totalmente gratuiti, come delle vere e proprie feste, dove gli utenti partecipano anche per desiderio di ritrovare una consapevolezza di consumatori etici e attenti. Anche Cina e Giappone da qualche anno organizzano simili iniziative e in particolare si è ampiamente diffusa la tecnica giapponese Kintsugi, ormai divenuta arte,  attraverso cui le crepe di un vaso o di una ceramica rotti vengono riparate e impreziosite con oro o argento per dare maggior valore e significato al gesto della “riparazione” degli oggetti, ma anche della vita stessa.

Purtroppo in Italia sono ancora poche le realtà che si occupano specificatamente di questi temi. Esistono in diverse regioni molte ciclofficine dove è possibile farsi accomodare o imparare a riparare la propria bicicletta e ogni tanto vengono organizzate iniziative, come è successo durante la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, ma si tratta di eventi rari e sporadici.

Esiste però una soluzione: sul sito del Repair Cafè, si può trovare lo Starter Kit, un breve pacchetto di informazioni contenente le linee guida per chiunque voglia fondare un Cafè delle riparazioni nella propria città. Ci si può mettere in contatto con l’organizzazione e definire le modalità di collaborazione e di organizzazione effettiva degli incontri. In Italia per adesso sono solo due i Repair Cafè sorti sotto il marchio dell’organizzazione olandese: l’Ost west club di Merano, in provincia di Bolzano, e il Repair Cafè Pavia.

L’idea è semplice, naturale, vincente e, soprattutto, necessaria. I requisiti ci sono tutti, cosa aspettiamo a fondare il nostro Repair Cafè?

Irene Messina

Classe 1986, vive a Torino, metà Piemontese e metà Siciliana. Dopo un master sulla Comunicazione per la Sostenibilità Ambientale, si butta a capofitto in quelle che sono le sue passioni: ambiente, educazione e scrittura. Tutto comincia con la pubblicazione di un libro di favole a tema green che diffonde nelle scuole con uno spettacolo. Da lì, il passo è breve per diventare educatrice ambientale, in collaborazione con un’associazione che sviluppa percorsi di educazione alla sostenibilità e fattoria didattica.
In costante ricerca di posti nuovi da scoprire, meglio se naturali e incontaminati, ha una vera ossessione per il viaggio che non le impedisce mai di trovare un momento per partire, zaino in spalla e taccuino in tasca.

1 Comment Lascia un commento

  1. felice di sapere che siamo sempre di piu a cercare un mondo piu sostenibile.personalmente il mio è diventato anche il mio lavoro con cui creo abiti e accessori riciclando materiali di scarti ..
    buona vita roberta

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