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Andar per erbe, una pratica tra tradizione e modernità
16 Aprile 2014

Andar per erbe, tra tradizione e modernità

Andar per erbe

Andar per erbe ovvero raccogliere le erbe spontanee e mangiarle: una tradizione da riscoprire per il benessere del corpo e della mente.

Cosa sono le erbe spontanee? Per molti sono ancora le erbacce, quelle che crescono un po’ ovunque, lungo le stradine di campagna, nelle crepe dei muretti e che inutilmente alcuni si ostinano a voler estirpare da orti e giardini.

Ma quanti di noi, e non solo fra gli abitanti delle città, sanno quali sono le piante che noi indichiamo genericamente in questo modo? Non molti.

Tra chi invece opera perché questo non accada troviamo Marta Ferrero, esperta di erbe spontanee e del loro utilizzo, che come membro dell’associazione Bric Tour, accompagna chiunque sia interessato, alla riscoperta di queste piante.

Una passione, “nata con mia mamma, vicino a casa, da bambina. Lei raccoglieva io andavo in giro nel prato” e maturata “in Africa quando lavorando con gruppi di donne, andavo con loro in brousse (campagna) a cercare legna ma sempre si tornava con anche qualche altro regalo della savana“. Passione che l’ha condotta, oltre che per sentieri e stradine di campagna indicando ora una ora un’altra varietà vegetale, anche a scrivere un libro sull’argomento: Andar per erbe, raccolta e cucina di comuni piante spontanee edito dalla Graphot editrice.

andar-per-erbe
Andar per erbe, il libro di Marta Ferrero

Iniziamo “dall’andar per erbe“. Vuol dire camminare, tornare alla lentezza, al poter pensare mentre si cammina, guardando e riflettendo su ciò che ci circonda.

Proseguiamo poi con la “raccolta“, possibile grazie alla conoscenza delle singole specie. Conoscerle, vuol dire poterle nominare e dare un nome a ciò che ci circonda permette di non sentirsi estranei, ovunque ci troviamo.

Sapere che una certa pianta si chiama parietaria ad esempio, mi permette, oltre al “vederla” più facilmente, anche di studiarne l’utilizzo presente e passato, le sue proprietà e quando raccoglierla.

L’ambiente conosciuto diventa così più usabile, ed ecco eliminata la banalità e la sufficienza implicite nel termine erbacee. Conoscenza esportabile anche nei luoghi verdi delle città, per cui potremmo scoprire che le rive del Po sono piene di malva, acetosella, e piantaggine per dirne alcune o in vacanza nel nostro meridione potremmo riconoscere la pianta del cappero ai bordi della strada che percorriamo per giungere in spiaggia.

Erbe aromatiche: proprietà benefiche, utilizzi e coltivazione

Last but not least arriviamo alla “cucina“. La fitoalimurgia, così si chiama l’alimentazione con erbe, arbusti ed alberi spontanei, è una pratica più antica degli uomini. Imparare a coltivare fu una vera rivoluzione, prima vi era la raccolta. Ma anche successivamente queste erbe costituivano comunque cibo prezioso sia perché facilmente reperibile sia per la possibilità di arricchire una dieta che per molte classi sociali non era né abbondante né varia.

Tra l’altro molte di queste piante sono buone, gradevoli di sapore e a seconda della varietà anche molto sane. Prendiamo ad esempio l’ortica: anni fa considerata la regina tra le infestanti, temuta per il suo potere urticante, è in realtà una piante utilizzabile in varie ricette, dalle minestre alla pizza apportando “calcio, ferro, acido formico, silicio, potassio, sodio, carotene, vitamina A e C” (cito dal libro di Marta). E il ferro in questo caso è subito assimilabile, diversamente da quello degli spinaci. Quindi sono buone, fanno bene e l’angiofagia, settore particolare della fitoalimurgia che consiste nel mangiare i fiori, potrebbe portare sulle nostre tavole colore e quel pizzico di ricercatezza che appaga la vista prima ancora del gusto.

marta ferrero passeggiata domenicale

Chi va per erbe? Donne soprattutto, con interessi ed età diversi, ma tutte legate ai ritmi della natura e a quel fare della tradizione che le lega ad altre donne di epoche passate. Non è un caso che in alcuni documenti del VII secolo la strega è indicata come herbaria. Ma di questo legame mi dilungherò in un altro momento.

Ortica: proprietà benefiche e usi culinari dell’erba spontanea urticante

Adesso penso invece alla Pasqua che si sta avvicinando. Festa di rinascita non solo religiosa ma anche della natura, in cui la varietà di erbette tra cui scegliere è notevole. Ho chiesto a Marta qualche ricetta della tradizione con cui poter festeggiare entrambi gli aspetti di questa ripartenza. Ecco quindi la frittata fiorita (o con le ortiche) e la torta di Pasqua, ed in entrambe ad accompagnare le erbe troviamo un’altro simbolo pasquale: le uova. Questi piatti venivano preparati per il pranzo della domenica, con l’idea che se fossero avanzati potevano essere portati al classico pranzo di Pasquetta, dove sui prati i bambini avrebbero potuto giocare e le donne nuovamente raccogliere altre erbe.

tarassaco raccolta

Frittata fiorita

Ingredienti

• 4 uova

• 1 mazzetto di luppolo

• 1 manciata di fiori di rosmarino

• 2 cucchiai di parmigiano grattugiato

Procedimento

Tritare il luppolo stufato con la mezzaluna ed aggiungerlo alle uova sbattute con il parmigiano. Cuocere in padella. Servire calda decorata con fiori di rosmarino appena raccolti. Simile è la ricetta della frittata alle ortiche, basta sostituire ai fiori 200 gr. di ortica che tritata finemente, dovrà essere aggiunta appena le uova inizieranno a rapprendersi.

Cuciniamo con le erbe spontanee… anche a Pasqua!

Torta di Pasqua

Ingredienti

• Pane grattugiato

• Ricotta 400 g

• Toma stagionata •

Un uovo

• Burro (eventualmente)

• olio

Preparare la teglia imburrata (o utilizzare la carta da forno), spolveratela con il pan grattato in modo da creare la crosticina. Preparare il composto con la ricotta, pan grattato, una manciata di erbe selvatiche stufate in poco olio e tagliate. Unire la toma a cubetti e  l’uovo. Salare. Se si desidera si può aggiungere un po’ di pane grattugiato anche sopra con qualche noce di burro. Cuocere nel forno a 180 gradi fintanto che non si colora in superficie.

Buon appetito e buona Pasqua!

[Foto di copertina di Eleonora Anello]

Sara Panarella

Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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